Salvare la natura a suon di musica: la sfida di un giovane catanese tra i boschi del Trentino

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Si chiama Vaia la start-up che si occupa di produrre casse di risonanza con legno di larice e abete. L’idea è di tre under 30 nominati da Forbes tra i 100 profili più influenti nel settore dell’impresa sociale. Tra i fondatori il nostro conterraneo Giuseppe Addamo, che ci ha raccontato la genesi del progetto

Ottobre 2018. Un uragano abbatte 42 milioni di alberi nel Triveneto, sconvolgendo drammaticamente l’equilibrio del territorio. A due anni di distanza, tuttavia, quello stesso territorio ha conosciuto una sorprendente rinascita. Merito di Federico Stefani, ragazzo trentino cresciuto in quelle zone, che ha saputo ridare vita a quegli alberi caduti ripensando a un oggetto regalatogli dal nonno: un amplificatore in legno di noce e acacia. Un’idea in cui ha coinvolto i due amici Paolo Milan, conosciuto all’Università di Ferrara, e il catanese Giuseppe Addamo, incontrato al Festival di impresa di Vicenza, che dopo un anno, nel settembre 2019, si è concretizzata nella fondazione della start-up Vaia.

«L’amplificazione prodotta dal nostro Vaia Cube è totalmente naturale. La sua unicità artigianale lo contrappone ad un semplice prodotto industriale e gli dona un’anima»

IL CUBO. Nasce così il Vaia cube, una cassa realizzata dagli artigiani a Trento con il legno di larice e abete rosso, «lo stesso che veniva utilizzato da Stradivari nell’Ottocento ‒ spiega Giuseppe ‒ per costruire i suoi strumenti a corda. Un abete di risonanza che permette una propagazione del suono in modo naturale, caldo  profondo». Una cassa di abete rosso e cono in larice che funziona senza corrente elettrica: «È un’amplificazione totalmente naturale, ‒ continua Giuseppe ‒ una volta che parte la musica dalle casse del cellulare, la conformazione e la caratteristica del legno permettono una propagazione del suono amplificata». Ogni Vaia cube è unico perché caratterizzato da un’incisione che segue le venature del legno, un colpo d’ascia dato dall’artigiano che rievoca la ferita della foresta, «una spaccatura sempre diversa – dice Giuseppe – che lo contrappone al prodotto industriale e che in qualche modo gli dà un’anima».

ECONOMIA CIRCOLARE. Un modello di business ecosostenibile che diventa anche una dimostrazione di amore e valorizzazione del territorio: «Noi volevamo essere un’economia circolare, un esempio sostenibile dalla A alla Z, così oltre a recuperare quel legno abbiamo pensato di dare vita anche ai boschi piantando un albero per ogni cubo venduto». Un esempio di impresa con impatto positivo sull’ambiente che ha portato Federico, Paolo e Giuseppe tra i “100 giovani leader del futuro” di Forbes per il 2020 nel settore “Impresa sociale” . «Una nomina totalmente inaspettata ‒ ci rivela ‒ perché non sapevamo nemmeno che Forbes ci conoscesse. È una cosa che non capita tutti i giorni e ci ha riempito di orgoglio, ci ha emozionato e da un certo punto di vista questo significa anche essere investiti di una responsabilità che è quella di portare avanti questa impresa». Una voglia di impegnarsi e migliorare sempre di più alimentata dalle risposte positive di tante persone che credono nel progetto e nel suo messaggio di rinascita. Una sinergia tra giovani e natura che negli ultimi tempi ha dato voce alla sensibilità sulla questione ambientale, che spinge a riflettere sull’impatto che l’uomo ha avuto e continua ad avere sull’ambiente con i suoi consumi, che ci porta a ritrovare la nostra connessione con la natura. «C’è una frase di Galileo Galilei ‒ conclude Giuseppe ‒ che mi piace molto e dice: “Non puoi cogliere un fiore senza turbare una stella”. È una verità nascosta ma che esiste: siamo tutti esseri viventi di un unico, grande pianeta: trattarlo bene vuol dire trattare bene noi stessi».

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