Sant’Agata 2018, nuove regole per la sicurezza: in Cattedrale capienza limitata a 2500 fedeli

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«Dobbiamo affrontare una gestione ordinata della folla, sia in condizioni ordinarie che d’emergenza. Per fare ciò impiegheremo del personale che vigilerà per tutta la durata della manifestazione»

In occasione della conferenza stampa di presentazione della festa sono state rivelate importanti novità per ciò che riguarda l’organizzazione e il piano di sicurezza relativamente all’accesso alla cattedrale di piazza Duomo ed alla processione di giorno 3 febbraio. L’ingegnere Filippo Di Mauro, responsabile della sicurezza per l’accesso e l’esodo dei devoti dalla cattedrale, ha spiegato le importanti innovazioni introdotte quest’anno: «Dobbiamo affrontare una gestione ordinata della folla, sia in condizioni ordinarie che d’emergenza. In condizioni ordinarie si prevede che l’ingresso dei fedeli avvenga esclusivamente dalla porta centrale, mentre gli ingressi laterali, inclusa la porta che conduce in via Vittorio Emanuele, verranno utilizzati per l’uscita, una volta terminata la celebrazione». Per la gestione di casi d’emergenza, invece, Di Mauro ha rivelato di aver previsto la necessità che i corridoi, in prossimità dei banchi, rimangano liberi. «Per fare ciò impiegheremo del personale che vigilerà per tutta la durata della manifestazione», ha sottolineato l’ingegnere.

ACCESSO ALLA CATTEDRALE LIMITATO. – Le nuove misure di sicurezza, dettagliatamente esposte in una piantina della cattedrale che sarà consultabile dai fedeli all’interno della cattedrale, sono dovute alla nuova circolare Gabrielli. «Tale circolare – ha spiegato ancora Di Mauro – prevede inoltre una limitazione nel numero di fedeli che potranno avere accesso alla cattedrale durante le celebrazioni». Tale numero è stato quantificato sul rapporto tra la superficie della cattedrale e la superficie minima necessaria ad ogni singola persona. «Secondo i nostri calcoli, l’accesso sarà consentito ad un numero massimo di 2500 fedeli, – ha continuato l’ingegnere. – e per far rispettare tale limitazione ci saranno degli addetti che bloccheranno l’ingresso una volta raggiunto il numero». «Tutti gli altri fedeli potranno assistere alla celebrazione dai maxischermi posti all’esterno», ha però sottolineato Mons. Gaetano Zito.

LA PROCESSIONE DEL 3 FEBBRAIO. – Lo stesso Mons. Zito ha poi voluto sottolineare la necessità di ridare la giusta valenza alla processione del 3 febbraio. «L’offerta della cera rappresenta uno dei momenti più antichi e classici dell’espressione della devozione a sant’Agata, – ha spiegato – e per questo ha bisogno di essere regimentata, perché torni ad essere processione in senso cristiano». Il riferimento di padre Zito è rivolto a coloro che, negli ultimi anni, si sono uniti alla processione delle candelore da altre province. Incalzato sul tema, anche padre Barbaro Scionti ha detto la sua: «Dev’essere chiaro che chi si mette in processione lo debba fare per esprimere un atto di devozione verso Agata. Questo deve essere il desiderio che muove i devoti, l’applausometro non ci interessa». Il parroco si è poi lasciato andare ad una battuta, ironizzando sul fatto che molti utilizzino il termine “sfilata”, causando in loro un senso di fastidio. «Alle volte mi chiamano dicendo: scusi, padre, vorremmo partecipare alla sfilata. Ed io rispondo: guardate, il carnevale è ad Acireale o a Misterbianco».

GLI SFOLLATI DELLA CATTEDRALE. – Da qualche tempo, ormai, la cattedrale accogli alcuni cittadini catanesi che non hanno più un tetto sulla testa. A Mons. Scionti è stato chiesto come si comporteranno nei loro confronti, anche in relazione al nuovo piano di sicurezza. Il parroco, però, si è detto tranquillo sull’argomento. «Abbiamo parlato con gli occupanti da noi accolti e, attraverso il dialogo, siamo riusciti a trovare le giuste soluzioni. – ha detto – Lo spirito d’accoglienza rimane e, insieme a loro, abbiamo trovato il modo di accogliere anche tutti gli altri fedeli». Don Scionti ha poi aggiunto: «Di certo non li lasceremo al freddo e al gelo. Saranno accolti in un’altra parrocchia. L’accoglienza può essere fatta in qualsiasi luogo, sicuramente non rimarranno fuori».

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