Sicilia e senso civico:
a che punto è l’isola
e quanta strada c’è
ancora da fare?

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Nella seconda metà di marzo, l’ISTAT ha reso noti i risultati di un’indagine condotta sulla popolazione italiana e riguardante gli atteggiamenti e comportamenti dei cittadini nella vita quotidiana, nel tentativo di fare il punto della situazione nel periodo compreso fra il 2016 e il 2018. Vediamo cosa è emerso dal sondaggio rispetto agli intervistati nelle isole

«Qualunque cosa possa accadere ai Siciliani, essi lo commenteranno con una battuta di spirito», scriveva con non poco sarcasmo Marco Tullio Cicerone secoli fa, riferendosi agli abitanti della più grande isola del Mediterraneo. Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti, certo non sotto quello sullo Stretto di Messina, che ancora non esiste, ma lo spirito dei siciliani è rimasto dissacrante e sagace come un tempo. Sfortunatamente, altrettanto dure a morire sono anche abitudini meno edificanti, come quelle che, se si parla di senso civico, non sempre rendono loro onore.

Nella seconda metà di marzo, infatti, l’ISTAT ha reso noti i risultati di un’indagine condotta sulla popolazione italiana e riguardante gli atteggiamenti e comportamenti dei cittadini nella vita quotidiana, nel tentativo di fare il punto della situazione al riguardo nel periodo compreso fra il 2016 e il 2018. Dal sondaggio è emerso che il 79,7% degli abitanti di Sicilia e Sardegna non getta le carte per strada, mentre il 62% non parcheggia l’automobile in doppia fila e il 76,3% considera inammissibile che si parcheggi dove è vietato.

Risultati incoraggianti, questi, specialmente se inseriti in un contesto di più ampio respiro in cui, a livello europeo, sta aumentando la sensibilità generale per problemi di ordine ambientale e sociale. – Basti pensare alla manifestazione Fridays for Future del 15 marzo 2019, che sull’esempio della sedicenne svedese Greta Thunberg ha previsto una marcia globale per il clima durante alla quale la Sicilia, con la Federconsumatori in prima linea, ha partecipato riunendosi a Palermo.

Iniziative edificanti e già in atto da anni non mancano, comunque. Ne è un esempio il Lungomare liberato di Catania, l’evento grazie a cui la domenica l’area del lungomare cittadino è chiusa al traffico e viene piacevolmente invasa da bancarelle, biciclette, pattini, monopattini e persone di ogni età che passeggiano o che approfittano del bel tempo per allenarsi all’aria aperta, esposte agli effetti benefici della salsedine e meno a quelli dello smog. Peccato che, come spesso accade, la statistica riveli anche un’altra faccia della medaglia, probabilmente meno confortante.

Solo il 59,4% degli abitanti delle isole, infatti, ritiene di massima gravità non allacciare le cinture di sicurezza alla guida, mentre per il 58,2% è accettabile usare il cellulare senza auricolare o senza il vivavoce mentre si guida. E ancora: scrivere sui muri o sui mezzi pubblici è deplorevole per il 56,3% dei soggetti coinvolti nell’inchiesta, non pagare le tasse indigna il 48,4%, mentre per 44,2% è sbagliato affiggere annunci, avvisi e pubblicità su muri, pali, cassonetti, etc. Quasi metà della popolazione, per contro dunque, ammetterebbe delle deroghe al riguardo, e il 31,1% non considererebbe poi così grave lasciare dove capita i rifiuti.

Benché le percentuali siano più alte che nel resto del Paese, anche se comunque in linea con la diminuzione delle infrazioni lievi e con il mantenimento di certi comportamenti scorretti o pericolosi in situazioni più serie, il 55,5% dell’Italia intera ha dovuto ammettere di avere infranto almeno una delle regole a cui si è fatto cenno. Il dato più curioso? Solo il 9,8% ha ammesso di gettare in terra cartacce, mentre ad usare il cellulare alla guida sono il doppio degli intervistati (18,5%), a farsi raccomandare il 28,3% e a non pagare le tasse ben il 29,3%, cioè quasi tre italiani su dieci.

In altre parole, italiani in generale e siciliani sarebbero più intransigenti quando il “reato” è meno grave e più indulgenti via via che la faccenda assume connotati più seri. Non a caso, secondo il 22,3% di chi vive nelle isole la corruzione è un dato di fatto naturale e inevitabile, secondo il 33,2% denunciare fatti di corruzione sarebbe di conseguenza inutile e, per il 53,2% di loro, addirittura pericoloso. Di riflesso, il 35,3% ammette la possibilità che si ottengano regali, favori o denaro in cambio del proprio voto alle elezioni e il 36,4% che si offrano regali o denaro a un dipendente pubblico per ottenere favori. Guai a viaggiare senza biglietto sui mezzi pubblici (84,4%), quindi, ma se c’è da pagare in nero o senza ricevuta fiscale oltre il 30% non si farebbe poi troppi scrupoli.

Un quadro sociale contraddittorio e in parte scoraggiante, che porterebbe a chiedersi come intervenire per raddrizzare ancora di più il tiro e, soprattutto, perché le priorità in termini di senso civico collettivo sembrino praticamente rovesciate rispetto al loro impatto sul resto della popolazione. Magari qualcuno, come suggeriva Cicerone, risponderebbe alla domanda con una battuta di spirito, sebbene rispetto a determinate dinamiche ci sia poco da sorridere, se non con una smorfia di umorismo à la Pirandello.

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