Tra amore fedele e giovinezza perduta: le donne più significative della vita di Montalbano

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Per celebrare la recentissima uscita del nuovo romanzo di Camilleri, “Il cuoco dell’Alcyon”, e i 25 anni del suo personaggio, ripercorriamo un po’ la storia del Commissario attraverso le donne che, insieme a Livia, lo hanno segnato nel profondo. Da Angelica ad Adriana, la lotta tra il desiderio di recuperare un tempo delle emozioni immediate e della libertà e l’attaccamento alla stabilità del presente

«Quant’è bella giovinezza che si fugge tuttavia! Chi vuol essere lieto sia: di domani non c’è certezza». La massima del Magnifico ha una valenza pressoché universale: lo sanno bene i giovani, che continuamente si preoccupano di vivere pienamente la loro età prima che l’ardore li abbandoni; lo sanno bene gli adulti un po’ più in là con gli anni, che a volte rimpiangono il passato e rimuginano su un presente che non li soddisfa, in cerca di nuovi stimoli, di nuovi significati. Lo sa bene anche il Commissario Montalbano, il quale – come emerge più dai romanzi che dalle pur meritorie trasposizioni televisive – si è più volte ritrovato di fronte a quesiti di questo genere. Che, nel suo caso, raramente coinvolgono l’ambito lavorativo, in cui il popolare personaggio agisce sempre con dedizione e passione, accompagnato anzi da una saggezza e un acume, se possibile, sempre crescenti. Piuttosto, Andrea Camilleri sembra declinare questo contrasto interiore della sua creatura dal punto di vista delle relazioni umane, e in particolare di quelle amorose. Due poli, infatti, reggono la vita sentimentale del Commissario: il rapporto duraturo e consolidato, benché spesso a distanza, con Livia da un lato; dall’altro, le varie tentazioni che lo insidiano e mettono in discussione le sue convinzioni. Fedeltà contro novità, certezza contro esplorazione, custodia del presente contro vano tentativo di recuperare un passato dalle sensazioni più immediate.

Sottrarrebbe fin troppo tempo elencare quante figure femminili abbiano, in maniere più o meno suadenti, affascinato Montalbano, per i motivi più disparati. Ma, oltre alla citata Livia, se ci chiedessero quali abbiano lasciato un segno più profondo nel suo animo, forse potremmo citarne 3. Tralasciando l’ordine cronologico delle pubblicazioni, la prima, che compare in un romanzo dal titolo eloquente rispetto al discorso che stiamo svolgendo, L’età del dubbio, è l’ufficiale della Capitaneria di porto Laura Belladonna (interpretata in tv da Isabella Ragonese), che alla fine della vicenda morirà tragicamente, provocando un profondo turbamento in Montalbano. Nonostante una differenza di quasi 30 anni, per un certo lasso di tempo il Commissario pensa seriamente di poter ricostruire la sua vita insieme alla giovane, salvo rendersi conto, con in più l’amara beffa di averla persa durante un’operazione in cui si era offerta volontaria, che il suo desiderio era più complesso di quanto potesse sembrare.

Altra figura determinante – anche per Camilleri, per sua stessa ammissione – è l’ariostesca Angelica (in tv Margareth Madè, nel romanzo Il sorriso di Angelica), la donna con cui, probabilmente, il Commissario si sia fatto meno scrupoli a tradire Livia, la figura che più ha animato in lui il desiderio di tornare a una giovinezza sfiorita consumatasi in un baleno, di riappropriarsi di un sorriso più sincero e privo di complicazioni. Di una bellezza pericolosa, ma forse più raggiungibile. Come quella della terza e ultima donna di questa serie, quella conturbante e meschina Adriana Morreale (interpretata da Serena Rossi ne La vampa d’agosto), gemella della vittima del caso in questione, che sfacciatamente avvolge il Commissario nella sua sensuale rete, sfruttandolo per ottenere la propria vendetta. Celebre il giudizio di Camilleri su questa vicenda, la prima vera volta in cui Montalbano esce sconfitto sentimentalmente e professionalmente. Del resto, un uomo può campare cent’anni allato a ‘na fimmina, ma si farà pirsuaso di non averla mai conosciuta veramente. Ma alla fine della fiera, Montalbano sembra sempre tornare da Livia. Perché?

Perché Livia è rifugio, è una confidente con cui parlare anche degli aspetti più tragici del lavoro; è colei che non giudica, che ha accettato di stargli accanto pur consapevole dei rischi e delle difficoltà. Quando lei si trova in Sicilia, non manca mai un dialogo fitto tra i due, in cui il Commissario può esternare i suoi dubbi, le sue incertezze, i suoi timori; quando è lontana, questa dinamica si verifica grazie al telefono. Quando l’età avanza è difficile che il nostro spirito si adegui a seguir il passo rallentato del corpo e Montalbano non fa eccezione: si strugge alla ricerca di sensazioni forti, che lo catapultino indietro dove nessuno può tornare, oscilla tra i rimorsi di una vita passata troppo in fretta tra i drammi della criminalità e la scrivania di un commissariato, insegue i fuochi lontani di ricordi sbiaditi. Probabilmente questa scissione lo accompagnerà fino alla fine: come un pendolo, passerà dal piacere immediato a quello più raffinato della fedeltà. E anche se non si sposerà, non sarà per mancanza di amore, ma per eccesso di libertà. Quella libertà che continua a cercare tra amori e scappatelle, ma che, forse, lui come tutti, non possiederà mai a pieno.

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