Il suo nome tappezza una delle vie centrali della città dell’elefante. In segno di stima e ricordo, anche uno dei licei etnei più prestigiosi è stato a lei intitolato. Non c’è che dire: nonostante le sue radici palermitane, Giuseppina Turrisi Colonna non passa di certo inosservata all’attenzione di gran parte degli abitanti di Catania. Tuttavia, anche la sua figura appartiene a quella categoria di personaggi che la memoria fatica a collocare, dotati di un’aura mitica ma irrimediabilmente remota, sfumata a tal punto da divenire indistinta. Quanti, infatti, saprebbero ricostruire la sfilza di imprese che valsero a questo giovane prodigio una fama imperitura? Sì, perché Giuseppina non fu soltanto una delle poetesse più rappresentative del Risorgimento italiano ed europeo – dotata di uno spirito ardente e di uno stile pungente come poche – ma anche e soprattutto un cardine, un punto di non ritorno nella questione dei diritti femminili. I suoi versi appassionati e a tratti struggenti stravolsero l’immagine tradizione attribuita alle donne, aprendo la strada ad una rivoluzione ancora troppo prematura per la sua epoca, eppure oggi profondamente debitrice nei confronti dei suoi sforzi.

Ritratto di Giuseppina Turrisi Colonna

Nata di sangue blu nel 1822 (la madre, pittrice, era imparentata con la ricchissima famiglia romana dei Colonna) fin dalla tenera età mostrò capacità fuori dal comune, dilettandosi nella produzione di commedie da recitare in famiglia. Per impulso delle attenzioni materne, durante l’adolescenza le vennero affidati diversi precettori, attraverso i quali venne in contatto con la grande letteratura classica – è noto che fosse un’appassionata traduttrice nella traduzione delle Metamorfosi di Ovidio – e con il sommo capolavoro di Dante Alighieri. La svolta definitiva avvenne, però, nel 1837. In primo luogo, grazie al rapporto epistolare intrattenuto con Enrichetta Ranieri, sorella del più celebre Antonio che proprio in quell’anno, dopo averlo a lungo ospitato fraternamente, avrebbe accudito Leopardi fino alla morte. La poetica leopardiana, i suoi tormenti e le sue speranze, la sua eleganza e la sua sensibilità colpirono profondamente l’immaginario di Giuseppina, che da allora non smise mai di considerarlo il suo principale modello e nel quale rivedeva la propria infanzia spesa disperatamente a studiare. Poi, fu la volta della prima prova poetica di rilievo: i suoi Inni, uscendo dal canone ufficiale che li voleva fortemente cristiani e tendenti ad una lamentevole rassegnazione, straripavano invece di coraggio e di forza di volontà, di quel Romanticismo che avrebbe infiammato i moti risorgimentali e che invocava a gran voce la conquista della libertà. Nelle sue composizioni, alcune delle quali furono raccolte in un volume datato 1841, non c’era spazio per l’indecisione, per l’indifferenza: i personaggi da lei esaltati, Giovanna d’Arco e il poeta-guerriero Byron che morì sul campo di battaglia, rappresentavano un inequivocabile indizio sulla sua intenzione di sovvertire un ordine sociale ingiusto e consolidato, in cui ai più fragili non restava che accettare passivamente le ingerenze dei prepotenti. Celebre il suo appello contenuto in Alle donne, nel quale spronava le «sicane menti» femminili ad acquisire forza ed audacia, a divenire interpreti autonome del proprio destino. Ma Giuseppina a quella rivoluzione non assistette mai: morì ad appena 26 anni, nel 1848.

Ma il suo lascito, quello no, andò tutt’altro che perduto. L’impegno di Giuseppina Turrisi Colonna riscrive in maniera inequivocabile la storia di un secolo, il XIX, e di una terra, la Sicilia, in cui il ruolo femminile viene spesso sottovalutato o ignorato. Grazie alla “scandalosa” vicenda della poetessa palermitana, o al contributo di altre donne considerate fin troppo emancipate per la propria epoca come Mariannina Coffa, riemerge una rete di intellettuali e artiste capaci di scardinare i pregiudizi, di giocare un ruolo di primo piano nella costituzione di un tessuto sociale moderno e democratico. Nella folla di nomi associati ai moti risorgimentali, e in quella non sempre autenticamente lusinghiera del periodo relativo all’Unità d’Italia, figure come Giuseppina Turrisi Colonna meriterebbero a pieno titolo di essere menzionate. Non più, come una storiografia di vecchio stampo amava dire, come cucitrici del tricolore conquistato dagli uomini, ma piuttosto come cucitrici di coscienze. Come lungimiranti e irremovibili profetesse del cambiamento. Che stupirono il passato interpretando questo presente meglio di noi contemporanei.

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