Nell’andare a caccia delle proprie radici, nel ricostruire minuziosamente il mosaico della propria identità, ogni popolo è costretto a fare inevitabilmente i conti con una dose più o meno accentuata di mistero. Benché tale considerazione potrebbe apparire frustrante, nella sua essenza si cela un che di salutare. Perché i segreti, le leggende, le verità non dette o soltanto intuite, sussurrate, contribuiscono a nutrire quella dimensione mitica che vivifica la memoria, spingendo una comunità a conoscersi sempre più a fondo, a delimitare le proprie peculiarità. Talvolta tale ricerca passa attraverso il fascino indagatore delle opere artistiche e letterarie; altre volte, è merito delle scoperte archeologiche e antropologiche; altrettanto spesso, ancora, è frutto di racconti generazionali tramandati quasi per osmosi. La Sicilia, naturalmente, non fa certo eccezione: e tra le tante vicende storiche ammantate di ombre ancora da diradare, ce n’è una talmente capitale da poter serenamente essere definita come uno spartiacque di portata millenaria, un Big Bang così fitto di eventi da sfiorare noi contemporanei con la sua eco. Da dove provenivano i Siculi? E perché determinare la risposta a questo quesito può rivelarci molto del nostro essere isolani? Se, infatti, gli antichi abitanti della nostra terra sono noti per aver preso il sopravvento sui Sicani – a proposito dei quali sempre più voci autorevoli chiamano in causa un’origine autoctona – ed aver imposto il loro dominio nei territori più fertili, controversa rimane la loro matrice culturale e sociale. Sulla quale non mancano ipotesi esotiche ed accattivanti.

A lungo, infatti, al di là della sua posizione geografica, la mediterraneità della Sicilia, o quantomeno la sua aderenza ad una presunta comunanza di valori occidentali, è stata attribuita all’avvento greco, situato, con la fondazione di Messina prima e con quella di Naxos poi, tra la prima e la seconda metà dell’VIII secolo a.C. I riscontri archeologici, tuttavia, mostrano una realtà alquanto differente, che collocherebbe le prime testimonianze di questo substrato addirittura nel XIII secolo a.C. A Thapsos, località sita nei pressi dell’attuale Priolo Gargallo nel siracusano, furono, d’altra parte, rinvenuti reperti e monumenti funebri apparentabili, se non analoghi, a quelli prodotti dai Micenei, che proprio nella medesima epoca, spodestando i Cretesi, si erano affermati come la principale potenza sull’Egeo. Che si trattasse di un avamposto commerciale miceneo sulle coste siciliane, o di un insediamento in senso stretto afferente alla medesima cultura che andava diffondendosi in Grecia, pare assodato che esistesse un forte legame tra i Siculi e altre popolazioni che lentamente stavano prendendo possesso del Vecchio Continente. Al di là di ricostruzioni che fonti classiche e moderne hanno diffuso in maniera non troppo sistematica – da Dionigi di Alicarnasso che addirittura inquadrò i Siculi come la popolazione scacciata dal Lazio dal primo nucleo della futura Roma fino all’antropologo Giuseppe Sergi che sostenne una familiarità genetica con i Liguri da cui si separarono per ragioni migratorie – una teoria piuttosto interessante vorrebbe che i Siculi appartenessero ai temutissimi e, ancora oggi poco conosciuti, Popoli del Mare. Si trattava, come lo stesso nome ampiamente lascia intuire, di un insieme di comunità che, proprio nel XIII secolo a.C, si resero protagonisti di razzie marine e di invasioni che scossero il Mediterraneo fino alle sue fondamenta. Di questi enormi sconvolgimenti rimane traccia in alcune tavolette rinvenute in territorio hittita (l’attuale Penisola Anatolica) e negli archivi dell’antichissima città di Ugarit (distrutta, si presume, proprio dai Popoli del Mare), ma, soprattutto, in alcune celebri iscrizioni egizie, attribuite ai faraoni Merenptah e Ramses III, nelle quali si esalta la vittoria dei sovrani contro le ingenti forze nemiche. Tra le popolazioni menzionate, insieme, ad esempio, ai cosiddetti Akawaša (ricondotti al termine “Achei”, denominazione alternativa dei Micenei) o ai Peleset (corrispondenti alla popolazione biblica dei Filistei), figura un nome piuttosto interessante, relativo ad una comunità indoeuropea di origine egeo-anatolica: Šekeleš. Piuttosto familiare, no?

La storia della Sicilia parte, insomma, con un’invasione. Un leitmotiv che questa terra avrebbe a lungo portato con sé. Con un’invasione, per di più, partita dal mare, da un popolo che sul mare era praticamente nato e cresciuto. E che, respinto nel suo assalto dalla potenza egizia, aveva ripiegato proprio in Sicilia per trovare una nuova patria in cui prosperare. Storie di migrazioni e di vite che si rinnovano. Storie vecchie come il mondo, insomma. Storie decisamente, inconfondibilmente, siciliane.

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