Un trauma sepolto tra Catania e Roma: viaggio nel mistero de “La notte dimenticata”
Un caso di incidente irrisolto, una memoria frammentata e una verità sfuggente. Sabrina Francalanza e Giuseppe Mirabella, nel loro nuovo romanzo scritto a quattro mani per Algra editore, costruiscono un intreccio serrato in cui indagine, disagio psicologico e ricerca dell’identità si alimentano a vicenda, fino a mettere in discussione ciò che i protagonisti credono di sapere
Il nuovo romanzo La notte dimenticata (Algra editore), scritto a quattro mani da Sabrina Francalanza – collaboratrice del Sicilian Post e già autrice dell’apprezzato Caffè amaro – e Giuseppe Mirabella, è uno dei prodotti più recenti di quella ricca letteratura siciliana di gialli e non solo – fatta di movenze ed elementi ormai quasi strutturati in un canone: l’ambientazione siciliana, il cibo tipico gustoso e gustato dai personaggi, l’attenzione all’immaginario turistico – che potremmo fare discendere più o meno direttamente dai libri di Andrea Camilleri e forse soprattutto dai fortunati sceneggiati televisivi del commissario Montalbano, e che si manifesta nelle fortunate saghe di Cristina Cassar Scalia e Stefania Auci. Ma non solo. La notte dimenticata è un giallo complesso, un hard boiled che incorpora la struttura del noir e le caratteristiche di un thriller psicologico. Per Giuseppe Mirabella, che prima faceva il giornalista e ora il maresciallo dei carabinieri – sì, uno del mestiere – i modelli sono Donato Carrisi e Harlan Coben. La Sicilia del libro quindi è anche San Berillo e la prostituzione, il disagio psichico del protagonista e Piazza Duomo, ma c’è anche Roma che è tanto il Colosseo e la pasta cacio e pepe quanto le campagne delle periferie del Lazio.
La trama ruota attorno a un misterioso incidente stradale avvenuto in Sicilia vent’anni prima, nel quale perse la vita la famiglia Scuderi. Il protagonista, Ivan, è l’unico sopravvissuto alla tragedia e vive un’esistenza solitaria e tormentata dai traumi del passato. La vicenda entra nel vivo quando il giornalista Mario Ceccarelli riapre il caso attraverso un popolare podcast di cronaca nera, spingendo Ivan a recarsi a Roma in cerca di verità. Nella capitale, il giovane stringe un legame con Giovanni, un ingegnere solare che decide di sostenerlo nella sua ricerca di una verità drammaticamente vicina. Per saperne di più sulle scelte che stanno alla base della costruzione di questa storia, e sulla singolare dinamica della scrittura in tandem, abbiamo dialogato con i due autori.
Come è nata, a livello operativo e stilistico, la suggestione della scrittura a quattro mani?
GIUSEPPE MIRABELLA: «Da un’amicizia. Io e Sabrina ci siamo conosciuti collaborando con alcune testate giornalistiche tra il 2015 e il 2016. Poi le nostre strade professionali si sono divise, soprattutto perché il mio lavoro mi ha portato lontano dalla Sicilia, ma abbiamo continuato a seguirci a vicenda sui social. Quando ho visto che lei aveva pubblicato un libro a sua firma, è nata l’idea di un progetto comune. Avendo vissuto a Roma negli ultimi tre anni, mi sono occupato della cornice laziale e dei suoi personaggi; Sabrina, che ha vissuto a Catania e la conosce molto bene, ha curato la parte siciliana. I capitoli iniziali e finali li abbiamo invece scritti e limati insieme, con continue revisioni incrociate. L’obiettivo era rendere le nostre due penne del tutto indistinguibili per il lettore, e i primi riscontri ci dicono che ci siamo riusciti».
SABRINA FRANCALANZA: «Più che una difficoltà, questa divisione è stata un punto di forza perché i nostri stili si sono compensati in un equilibrio perfetto. Giuseppe ha una straordinaria capacità di andare a fondo nelle descrizioni ambientali e storiche che circondano i personaggi. Io, al contrario, tendo a concentrarmi quasi ossessivamente sulla psicologia, sui sentimenti e sugli stati d’animo dei protagonisti. Questo incastro naturale ci ha permesso di procedere spediti e in grande armonia. Scriviamo non con l’ansia dei bestseller, ma per il puro e disinteressato piacere di raccontare una storia e condividerla con chi legge».

Nel romanzo, la figura della giornalista Gabriella Marchese gioca un ruolo decisivo per Ivan. È vero che dietro questo personaggio si nasconde una figura reale della vostra vita?
G.M: «Sì, ed è un tributo a cui tengo moltissimo. Il personaggio di Gabriella Marchese è un esplicito omaggio a Gabriella Congiu, la mia docente di italiano e latino del liceo. Molti tratti del personaggio – la sua storia professionale divisa tra Roma e Catania e la sua forte concretezza – sono ricalcati direttamente su di lei. “Marchese” non è altro che il secondo cognome della professoressa. Devo confessare che ai tempi della scuola il nostro rapporto non era dei migliori, ma negli anni si è trasformato in una profonda stima reciproca. Quando le ho detto che stavo lavorando a un romanzo, si è emozionata tantissimo e si è messa subito a disposizione: ha firmato la prefazione del libro e presenterà il romanzo insieme a noi alla Feltrinelli (Catania, Sabato 5 settembre, ore 17:30, ndr). È stato il nostro modo per ringraziarla di aver piantato in noi il seme della conoscenza».
Il libro si sviluppa attraverso una rete di parallelismi e simmetrie, sia geografiche che geometriche. Come avete costruito questa struttura duale?
G.M: Il dualismo è un tema centrale del libro. Abbiamo voluto che questo specchio si riflettesse anche nei luoghi. In copertina spiccano il Colosseo e l’Elefante di Piazza Duomo, simboli delle due città. Ma accanto ai monumenti celebri, abbiamo cercato gli angoli nascosti e intimi: da un lato l’Orologio ad acqua del Pincio a Villa Borghese, un idro-cronometro del 1867 quasi sconosciuto ai turisti di passaggio; dall’altro i murales e la riqualificazione artistica del quartiere San Berillo a Catania. C’è anche una simmetria nelle strade: la statale Orientale Sicula dove avviene l’incidente iniziale fa da contrappeso alla statale Pontina nel Lazio, che diventa il fulcro delle indagini sul camionista».
S.F: «Catania per me è un luogo molto importante, legato a ricordi d’infanzia e agli studi universitari. Non volevamo una descrizione da cartolina. San Berillo, ad esempio, è un quartiere ferito dalle demolizioni degli anni Cinquanta e a lungo abbandonato al disagio e alla marginalità sociale, ma oggi è vivo grazie alla riqualificazione promossa dai giovani. Proprio lì, dipinto su un muro, abbiamo voluto inserire il “Simbolo Indipendente di Catania”, un logo composto da triangoli colorati ideato dal designer Giuseppe “Bob” Liuzzo. È un’opera geometrica e pop che sintetizza la nostra terra: il triangolo nero in basso per l’Etna, i due azzurri per il mare, i due bianchi per il cielo e quello rosso in cima per la lava».


Il tema cardine del romanzo è il trauma psicologico di Ivan e il suo disturbo dissociativo dell’identità, che sono affrontati con una serietà e documentazione non comuni. Come avete affrontato una materia così complessa?
S.F: «Volevamo che il disagio di Ivan fosse tangibile, denso di sfumature, ma trattato con assoluto rigore scientifico. Ci siamo documentati a fondo e abbiamo consultato diversi professionisti, tra cui la dottoressa Aurora Ippolito, per assicurarci che la rappresentazione dei meccanismi di rimozione, regressione memoriale e dissociazione fosse coerente e veritiera. Ivan è un personaggio tormentato, a tratti in balia di sé stesso, ma che sceglie di richiedere il supporto alle persone giuste senza aggrapparsi a situazioni estreme o distruttive».
G.M: Per noi era fondamentale lanciare un messaggio serio sulla salute mentale. In Italia purtroppo l’assistenza psicologica viene ancora talvolta etichettata con termini gergali poco felici come “strizza cervelli”, quasi fosse un tabù. Con questo romanzo volevamo invitare a superare questo pregiudizio, mostrando come il percorso con un professionista sia fondamentale per far emergere e rielaborare dei ricordi archiviati a causa di un forte stato di shock. C’è anche una ferma e chiara condanna dell’uso di sostanze stupefacenti e alcol, che nel libro associamo sempre a situazioni fortemente invalidanti e di perdita, come accade per la madre biologica di Ivan o per il camionista Carmelo».
(Immagine in copertina generata con GeminiAI)
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