Un sentiero verso casa. Quello degli ospiti che, attraverso giardini esotici, si ritrovano in un luxury residence dall’ambiente familiare, ma anche quello di una giovane imprenditrice, che dopo l’esperienza formativa nella hotellerie milanese, decide di puntare tutto sulla Sicilia non solo con uno sguardo d’amore, ma anche con la voglia concreta di fare crescere il proprio territorio. Questa la sfida di Path House, struttura alberghiera a quattro stelle alle pendici dell’Etna, che ha presentato lo scorso martedì le sue novità 2020: l’apertura di un lounge bar e di un ristorante.

LA STRUTTURA. Essenziale, a tratti minimale, dominata dal bianco, ma anche dal verde curatissimo dei due giardini botanici con piante tropicali che la impreziosiscono, la struttura si trova nel borgo marinaro di Torre Archirafi, a Riposto. Una zona in costante ascesa dal punto di vista turistico, che sempre più sente il bisogno di rispondere alle richieste di un turismo di alto profilo. «La nostra scommessa – spiega Federica Di Mauro, managing director della struttura – è quella di valorizzare le il territorio portando una ventata di freschezza e innovazione. Per questo abbiamo scelto di puntare tutto su una squadra di giovani di talento, che come me conoscono bene la nostra terra, ma hanno avuto modo di formarsi guardando al mondo».

La piscina e la struttura alberghiera (foto Andrea Campo)

IL BAR. Alla guida del bar di Path House è Federico Villani, talentuoso diciottenne, che a discapito della sua giovanissima età vanta già oltre a stage in Italia e all’estero importanti premi, a livello regionale e nazionale ed è già associato Aibes (Associazione italiana barman e sostenitori). Per accoglierci ha scelto di rivisitare un classico Mohito, arricchendolo di una nota agrumata. Rum, lime, centrifuga d’arancia, zucchero di canna, menta e soda diventano quindi Esotico paradiso, un cocktail che perfino nel nome strizza l’occhio alle piante tropicali che si trovano nella villa. Il risultato è fresco e gradevole, senza eccessive sofisticazioni, adatto a fare da benvenuto per una lunga serata. Decisamente più complesso il cocktail/dessert con cui la cena si è invece conclusa.

Il bartender Federico Villani (foto G. Romeo)

La carta dei cocktail di Path House, del resto si preannuncia variegata e in costante evoluzione, affiancando grandi classici a creazioni originali basate sui prodotti d’eccellenza siciliani. «Sono molto felice – spiega il giovane bartender – di poter cogliere questa sfida. Probabilmente più avanti in carta ci sarà qualcosa che userà come base il pistacchio di Bronte, e mi piacerebbe molto lavorare anche con il cioccolato di Modica».

La sala interna (foto G. Romeo)

LA CENA. A guidare la cucina del neonato ristorante della struttura è stato chiamato Daniele Scaglione, cuoco ventiseienne di Motta Sant’Anastasia che vanta un bel percorso formativo in hotel e ristoranti di Milano Marittima, Napoli e una esperienza come chef capo partita ai secondi piatti presso Cantine Nicosia, sull’Etna. Il menù degustazione proposto è “pop” nel senso più nobile del termine. Tutt’altro che pretenzioso, come non lo è il suo creatore, riesce allo stesso tempo a colpire con dettagli che raccontano una Sicilia non stereotipata, bensì sublimata negli azzeccati accostamenti di mare e campagna. Ad abbinare i giusti vini è stata durante la cena la mano sicura di Alberto Rossi, sommelier AIS di esperienza, mentre le portate sono state introdotte dalla padrona di casa Federica Di Mauro.

Selezione di pesci affumicati 48h home made (foto A. Campo)

Ad aprire le danze è stata una doppia entrée, con la cocotte di insalata di sfere di melone cantalupo, anguria, ricotta salata, olive nere e menta, fresca e interessante per contrasti, e una selezione di pesci affumicati 48h home made. Per accoglierci a tavola, il sommelier ha scelto delle bollicine con un Catarratto Spumante Brut delle cantine Coppola 1971 dalle note aromatiche che vanno dai fiori bianchi alle note minerali e che colpisce per freschezza.

tentacoli di polpo grigliato su purea di sedano rapa e patata al lime, cappero fritto, maionese di peperone giallo e crumble di muddica atturrata (foto G. Romeo)

L’antipasto è stato invece un piatto che, come promesso dallo chef, ha coniugato terra e mare: tentacoli di polpo grigliato su purea di sedano rapa e patata al lime, cappero fritto, maionese di peperone giallo e crumble di muddica atturrata. Impreziosito da dettagli che ne esaltano la speziatura e la sapidità, come il cappero e la mollica, lascia il segno come una delle proposte migliori della serata. Sul piano del vino si è scelto di continuare sullo stesso vitigno (ancora Catarratto), ma stavolta coltivato sull’Etna. Siamo nei pressi di Sant’Alfio, dove la cantina Scudero produce – in piccolissima quantità – l’AliAde Cataratto 2019.

Spaghettone trafilato al bronzo con orata in acqua di mare su combinazione di pestati tradizionali, concassé di datterino siciliano al profumo di bottarga fresca di pesce spada (foto G. Romeo)

Il primo è uno Spaghettone trafilato al bronzo con orata in acqua di mare su combinazione di pestati tradizionali, concassé di datterino siciliano al profumo di bottarga fresca di pesce spada in cui a fare la differenza è la combinazione dei pesti di basilico e di pistacchio di Bronte che conferisce ulteriore carattere a un piatto di per sé ben costruito. Buona anche l’idea di abbinare un Frappato Doc Vittoria 2017 della Tenuta Valle delle Ferle, che a discapito del suo colore rosso rubino ben si sposa col pesce grazie alla poca struttura, che tuttavia non gli fa perdere esuberanza.

branzino del Mediterraneo su vellutata di zucchine in assoluto di mandorla, cialda croccante allo zafferano e zest di limone siciliano km.0 (foto G. Romeo)

Ancora mare e orto nel secondo: un branzino del Mediterraneo su vellutata di zucchine in assoluto di mandorla, una combinazione efficace e che non stanca, in cui il quid è dato da una cialda croccante allo zafferano e zest di limone siciliano km.0. Per quanto riguarda il vino, si ritorna al bianco con un blend: Uve d’agosto 2017 delle cantine Tenuta Incarrozza, un vino nato dall’unione di Uve Grillo e Petit Manseng, fresco, con profumi di tiglio, pesca bianca e una misurata nota salmastra che lo rende un’altra scelta azzeccata per il nostro secondo.

Sorbetto Charmat aromatizzato al basilico in cocktail al limone verdello con spuma alla mandorla e croccante alle erbe aromatiche dell’Etna (foto G. Romeo)

La cena si è conclusa con un insolito dessert-cocktail ideato dal bartender Federico Villani: un Sorbetto Charmat aromatizzato al basilico in cocktail al limone verdello con spuma alla mandorla e croccante alle erbe aromatiche dell’Etna. L’esperimento, interessante (anche se potrebbe risultare non adatto a tutti i palati), sorprende non solo per carattere e singolarità, ma anche per il bilanciamento complessivo di freschezza, dolcezza e consistenza. Da provare.

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