Una donna coraggiosa,  sconosciuta a molti, avventurosa, sempre pronta a cogliere l’attimo, estremamente riflessiva, alla ricerca dell’inquadratura perfetta. Una donna che fece della fotografia la sua ragione di vita, scoprendone non solo il potenziale artistico, ma anche commerciale, e diventando una delle prime e più importanti fotografe della Germania degli anni ‘20 e ‘30. Si tratta di Else Ernestine Neuländer-Simon.

Di famiglia ebrea, Else naque a Berlino il 26 gennaio 1900. Rimasta orfana di padre, fu costretta già a dodici anni a contribuire al sostentamento della famiglia aiutando la madre nella sua attività di modista di cappelli. Già a venticinque anni apre il suo primo studio fotografico sotto lo pseudonimo di Yva, dando sfogo ad una passione nata sin da giovane. Compie così i primi passi nel mondo della moda, scattando fotografie per gli stilisti berlinesi che trovano spazio nelle riviste di settore più in vista dell’epoca. I suoi lavori di allora rivelano già un modo del tutto particolare di intendere e guardare alla figura femminile: le donne di Yva sono libere e indipendenti, piene di fascino e mistero.

Grazie al suo “tocco” artistico, le sue immagini divennero ben presto famose e di conseguenza Else divenne un punto di riferimento per tante donne, in un lavoro che fino a qual momento era prerogativa maschile. Cominciò così a lavorare nel mondo della pubblicità, anche qui sfidando i cliché e i canoni dell’epoca. Se il mondo doveva cambiare, avrebbe cominciato a farlo proprio partendo dall’immagine della donna: con questo pensiero Yva si impose al mondo della moda e della pubblicità, coraggiosa e forte delle sue competenze.

Donna che legge un giornale

L’immagine scelta è stata scattata nel 1932 e si intitola “Donna che legge un giornale”. Nella sua semplicità esprime tutta la modernità di una grande artista. L’atmosfera è evidentemente surreale, da sogno, una bella donna si informa leggendo un giornale su cui campeggiano le quotazioni di gare ippiche. La donna non sorride, sembra inespressiva, è fortemente motivata non appena a informarsi, ma ad essere pronta a partecipare in prima fila in un mondo in grande trasformazione. Le gambe incrociate  non sono un contorno, creano un’atmosfera di seduzione elegante e priva di volgarità: uno strumento garbato per rimettersi al centro di un reale cambiamento della società. Lo scatto è un inno alla vera femminilità che sfida tutti i pregiudizi, utilizza il linguaggio del corpo come mai nessuno aveva fatto.

Le sue erano vere e proprie “storie fotografiche” apparivano sulle riviste più importanti dell’epoca, riscuotendo grande successo, anche all’indomani dell’ascesa del Nazismo. Fu lei ad introdurre per  la prima volta la tecnica delle sovrapposizioni multiple che conferivano alle sue immagini un’atmosfera da sogno, in cui la donna era completamente immersa, ma non solo: ne era la protagonista assoluta. Sempre controcorrente, Yva decise di ingrandire il suo studio fotografico proprio mentre Hitler faceva chiudere tutte le attività commerciali  che appartenevano agli ebrei. Fu proprio in quegli anni che la fotografa trova l’amore in Alfred Simon, un imprenditore ebreo che decise di abbandonare la sua carriera per aiutare Else nella gestione del suo redditizio  studio fotografico. Tra i vari assistenti che la fotografa ha assunto nel 1936 arrivò anche un giovane di appena sedici anni appassionato di fotografia di moda: si chiamava Helmut Newton, che da lì a pochi anni divenne uno dei  più grandi maestri della fotografia mondiale.

Nel travagliato periodo in cui il regime nazista imponeva la chisura delle attività di proprietà di cittadini ebrei, la fama di Yva era già giunta fino a New York, dove la rivista “Life” le propose una collaborazione. Un’offerta che la fotografa decise di declinare. A suggerirle questa difficile scelta furono in parte il consiglio del marito, il quale aveva poca dimestichezza con l’inglese, e in parte la convinzione che la situazione in Germania sarebbe ben presto migliorata. Ma la coppia si sbagliava, e a nulla servì “arianizzare” l’azienda trasferendo la proprietà a un’amica. Nel 1938 Yva fu bandita dalla pratica della fotografia e chiuse lo studio fotografico. Suo marito Alfred divenne uno spazzino stradale e, come una provocazione crudele, lei fu costretta a scattare un diverso tipo di fotografia: come tecnico di raggi X in un ospedale ebraico. Insieme a suo marito furono arrestati il 1 giugno 1942 e inviati in un campo di sterminio il 13 giugno seguente. È probabile che  furono uccisi non appena arrivati al campo di Majdanek. Prima di essere deportata, Yva avrebbe inviato dozzine di scatole contenenti il ​​suo intero archivio di negativi al porto di Amburgo, dove sono state distrutte in un raid aereo. 

Quello che rimane della sua arte e della sua carriera, a parte poche stampe dell’epoca e alcune foto originali, è ben poca cosa. Eppure, la forza che percepiamo nelle sue immagini, ancora oggi ci seduce.

Le sue fotografie erano moderne come mai prima di allora. Definita la “fotografa del sogno”  scrisse nella presentazione di un suo libro che: «Quello che conta per me nelle mie foto è liberare l’essenza intrinseca della fotografia da tutti gli abbellimenti alieni e, allo stesso tempo, utilizzare più pienamente le possibilità artistiche della fotografia pura». Una grande storia, annientata dal nazismo, una storia che non può essere dimenticata perché fatta di amore e di successi, di passione e di enormi invenzioni fotografiche.

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