Il fondatore di Fud bottega sicula ha analizzato con lucidità e fiducia il difficile momento vissuto dal mondo della ristorazione. Convinto che, al termine dell’emergenza, la qualità continuerà a fare la differenza

«Molti sono convinti di sapere già quando i locali potranno riaprire, quando tutto tornerà alla normalità o quasi» afferma Andrea Graziano, fondatore della catena Fud Bottega Sicula, locale con sedi a Catania, Palermo e Milano. «In realtà non si possono fare previsioni certe, ma ci si può preparare ad affrontare la riapertura nel migliore dei modi».

ATTIVITÀ SOSPESA. Da quando il decreto dell’11 marzo relativo all’emergenza Coronavirus ha imposto la chiusura delle attività di ristorazione, molti locali si sono attrezzati con servizi di delivery, altri invece hanno fatto scelte diverse. Tra questi ultimi rientra il Fud: «I nostri locali – afferma Andrea Graziano – hanno chiuso ancor prima del decreto: a Milano la gravità della situazione si percepiva e per questo già dall’8 marzo abbiamo sospeso l’attività, a Catania e Palermo abbiamo fatto lo stesso dal giorno successivo». Normalmente Fud effettua il servizio a domicilio, ma in questo periodo ha deciso di fermare anche quello: «Uno dei motivi per cui abbiamo sospeso anche la consegna a casa è perché teniamo alla salute dei nostri dipendenti. Inoltre ho scelto di riprendere il delivery solo quando potremo riaprire perché ciò che conta davvero nei miei locali è l’esperienza sensoriale, il contatto con la gente, l’affetto che si crea in sala e che ci rende una grande famiglia».

Andrea Graziano

QUESTIONE DI TEMPO. Uno degli elementi contraddistintivi di Fud Bottega Sicula infatti è il cosiddetto “tavolo sociale”, una lunga tavolata in cui ci si ritrova seduti accanto a persone non conosciute, una forma di socialità basata proprio sulla prossimità. «Già prima della chiusura – racconta Graziano – avevamo imposto dei distanziamenti tra i clienti che avevano comportato un dimezzamento dei posti a sedere anche nelle nostre tavolate comuni. È chiaro che nel momento in cui riapriremo – continua – applicheremo le dovute cautele. Io però sono certo che la gente tornerà a popolare i locali, non credo che non si avrà più voglia di vivere l’esperienza di una cena fuori». Consapevole che ci vorrà ancora tempo e che ci saranno delle restrizioni, il titolare di Fud è fiducioso: «Il calo di fatturato è inevitabile, ma io sono certo che i locali che hanno sempre investito di più per raggiungere alti livelli, con personale qualificato e cibo di qualità, si risolleveranno, magari anche con qualche aiuto dal governo. Io punto a mantenere lo stesso team, non voglio licenziare nessuno di questa grande famiglia che è Fud».

CHIUSI MA NON INATTIVI. Stare chiusi non significa essere inattivi: «La prima iniziativa presa – racconta Graziano – è stata quella di cucinare e donare gratuitamente i nostri pasti al personale sanitario di alcuni ospedali milanesi». Anche qui a Catania i dipendenti sono rimasti operativi: «Facciamo in streaming dei corsi di formazione e di degustazione e abbiamo portato avanti progetti di marketing avviati prima dell’emergenza sanitaria. Dal lunedì al venerdì siamo impegnati con corsi di degustazione di vini, birre, salumi e formaggi, conferenze virtuali che ci tengono in contatto con i nostri fornitori». Affinché il personale sia più pronto di prima alla riapertura, non mancano anche lezioni di inglese: «“Inglish for Fud” è un corso di inglese per la ristorazione rivolto al nostro team». Grazie alle nuove tecnologie, c’è sempre la possibilità di tenersi in contatto, anche con i clienti: «Sui nostri social abbiamo avviato la campagna #unpaninoconfud, invitando chi ci segue a postare foto dei propri panini casalinghi con cui cercano di riprodurre i nostri, con tanto di lunghi stecchini e bandierine con nome “inglish”» conclude Andrea Graziano.

 

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