Arabo o italiano? Le origini e il significato
del termine “mafia”

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Storicamente associato alla nostra isola in ambito nazionale e internazionale, la parola, qualunque sia la sua provenienza, generalmente rimanda ad un’azione o ad un comportamento da gradasso o di ostentazione del proprio potere sugli altri

Basta che un siciliano attraversi lo Stretto di Messina e dica a chiunque incontra sul suo cammino da dove viene per sentirsi dire: “Ah, Sicilia mafia”. Un’associazione di idee spesso ingiusta e riduttiva, ma che rende questa parola (e la tragica storia che le sta dietro) celebre in tutto il mondo.
Da dove provenga in sé il fenomeno della mafia è ormai noto universalmente, sebbene meno chiare siano le opinioni riguardanti l’origine in sé del termine utilizzato. Fin da quando è stato ufficialmente riconosciuto, ovvero nel “Nuovo vocabolario siciliano-italiano” di Antonino Traina edito a Palermo fra il 1868 e il 1873, “mafia” era infatti sinonimo di spocchia e baldanza, così come si è poi diffuso in altri dialetti meridionali.

Nelle parlate del nord Italia, invece, la voce “mafia” o “maffia” inizialmente non indicava che un’azione baldanzosa, che in base al contesto poteva essere percepita con una sfumatura di ammirazione o di rimprovero, cosicché si è supposto che nella Trinacria si sia imposta negativamente perché legata all’ostentazione di certi beni materiali e quindi di un qualche potere sugli altri.

Altre teorie farebbero risalire la parola ancora più in là nel tempo e nello spazio, pensando a un’influenza dall’arabo “maḥyāṣ” (smargiasso) e dal corrispondente sostantivo “maḥyaṣa”. Altrettanto convincente l’idea secondo cui la derivazione sarebbe, piuttosto, “mo’afiah”, che letteralmente designa un’azione o un comportamento arrogante.
Sebbene non ci spieghi come mai una tale somiglianza sia rimasta sopita per secoli e non abbia fatto trovare tracce in fonti scritte accertate, c’è un’ipotesi che affonda le sue radici addirittura alla tradizione biblica e al nome proprio Maffeo, variante meno comune di Matteo. I nomi in -eo, infatti, sono stati connotati negativamente in blocco e lo stesso apostolo Matteo, nel momento in cui si unisce a Gesù Cristo, celebra il fatto dando sfoggio di un grande banchetto.

Israelita, araba o italica che sia, la parola e la mentalità a cui appartiene sembrerebbero dunque essere ben più internazionali di quanto molti potrebbero pensare.

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