Nella Sicilia orientale, e in particolare a Catania, si sa, c’è un animale che ha un valore fortemente simbolico: l’elefante, il cosiddetto liotru. Tuttavia, in pochi potrebbero sapere che un tempo le isole del Mediterraneo erano effettivamente popolate da una particolare specie di pachiderma: il cosiddetto elefante nano, evolutosi dal Palaeoloxodon antiquus.

IL REPERTO. Vissuto in Europa tra 800 e 40 mila anni fa, il Palaeoloxodon antiquus era alto 4 metri e pesava 10 tonnellate: chi direbbe mai che da questo essere mastodontico potesse discendere un elefantino di un metro e 90 circa e pesante “solo” due tonnellate? In realtà lo dicono le ricerche recentemente condotte da un team di studiosi internazionali che hanno analizzato il cranio di un elefante nano rinvenuto oltre 150 anni fa nella Grotta dei Puntali di Palermo e custodito nel museo geologico “G. G. Gemmellaro” dell’ateneo palermitano. Proprio a Gemmellaro, professore di Geologia e Mineralogia nel 1860, si deve il ritrovamento di gran parte dei fossili conservati nel museo a lui intitolato.

40 GENERAZIONI. I ricercatori, provenienti dalle università di Palermo, Potsdam, York, Islanda, Cambridge e dal Museo di Storia Naturale di Londra, hanno recuperato il DNA di un elefante nano da uno dei resti meglio conservati per conoscerne l’origine e l’evoluzione. Già il primo risultato, ossia aver estratto il DNA di un reperto risalente almeno a 19000 anni fa (data di estinzione del mammifero suddetto), è un traguardo: solitamente, infatti, il clima caldo umido del Mediterraneo non permette la lunga conservazione dell’acido desossiribonucleico. Partendo da quanto estratto da questo cranio di Palaeoloxodon mnaidriensis, i ricercatori sono stati in grado di riconoscere il suo antenato nel Palaeoloxodon antiquus e ricostruire la sua evoluzione verso il nanismo. Ricerche incrociate di paleogenetica e paleontologia hanno appurato che il tasso di nanismo di questo essere è inferiore a 350000 anni fa e la sua evoluzione dall’antenato mastodontico è durata 1300 anni, circa 40 generazioni. Questo il tempo impiegato dall’elefante nano per perdere due metri di altezza e 8 tonnellate: in media 200 chili e 4 centimetri per ogni generazione.

DALL’ELEFANTE NANO AL CICLOPE. Difficilmente oggi si potrebbe immaginare una calda Sicilia abitata da elefanti, ma nella preistoria lo fu. Con molta probabilità, quando l’isola era ancora legata al continente attraverso i ghiacciai, gli enormi mammiferi la raggiunsero e qui si evolsero adattandosi all’ambiente. E se quei tremendi ciclopi con un solo occhio che abitavano in delle grotte e si scagliarono contro Ulisse dalle parti di Acitrezza fossero proprio un’immagine fantasiosa dell’elefante nano con una sola proboscide? Il dubbio è lecito.

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