L’Argonauta Argo è un curioso mollusco dei mari siciliani, non molto diverso da un comune polpo. La femmina depone le proprie uova in una conchiglia sottile come la carta, che custodisce gelosamente attaccata al proprio corpo. Ancora agli inizi dell’800, nessuno studioso era stato in grado di scoprire il meccanismo usato dall’animale, abituato a vivere nelle difficilmente osservabili profondità marine, per procurarsi questa conchiglia. Almeno fino al 1839, quando Jeanne Villepreux rivoluzionò il campo dell’oceanografia inventando lo strumento ideale per osservare da vicino l’Argonauta Argo e risolvere il mistero da lui custodito: nacque così l’acquario.

Jeanne, prima di recarsi in Sicilia e dedicarsi alla ricerca scientifica, era stata responsabile della realizzazione dell’abito nuziale della principessa di Borbone a Parigi

LA SCOPERTA. Nata in Francia e trasferitasi a Messina per seguire gli affari del mercante inglese suo sposo, la donna adoperò la sua ingegnosa invenzione per condurre un esperimento. Danneggiata la conchiglia all’interno di un acquario accuratamente assemblato e allestito per ricreare l’habitat naturale, Jeanne assistette ad uno spettacolo inatteso. Come una sarta confeziona uno splendido abito, l’esemplare di Argo iniziò a tessere lentamente la sua leggerissima conchiglia; un talento che il mollusco condivideva proprio con Jeanne, la quale, prima di recarsi in Sicilia e dedicarsi alla ricerca scientifica, era stata responsabile della realizzazione dell’abito nuziale della principessa di Borbone a Parigi. 

Il mollusco Argonauta Argo

LA NASCITA DI UNA SCIENZA. «Mi sono resa conto che la mancanza di esperienza era la causa della divergenza di opinioni», scrisse Jeanne sulla confusione che regnava prima della sua scoperta, mostrando una chiara comprensione dell’essenza del metodo scientifico. Le tecnologie per l’osservazione del mare applicate all’epoca, del resto, non godevano di un livello di raffinatezza comparabile a quello di altre scienze naturali. Le sue scoperte vennero perciò acclamate a livello internazionale e descritte in un volume da lei pubblicato in francese nel 1839. Il suo successo si riverberò anche presso la vivace comunità della ricerca naturalistica siciliana, i cui membri erano raccolti nell’Accademia Gioenia di Catania: fu la prima donna ad esservi ammessa. 

La prossima volta che vedremo una creatura marina in un acquario, sarà bello pensare che questa prospettiva per guardare il mare nacque quasi duecento anni fa grazie ad una donna perdutamente innamorata della natura siciliana

L’AMORE PER LA SICILIA. Dopo vent’anni spesi sull’isola, Jeanne si ritirò da ogni attività scientifica dopo essere ritornata con il marito in Francia, dove condusse gli ultimi anni della propria vita. Nonostante non goda oggi della stessa popolarità di altre scienziate a lei contemporanee, i suoi contributi al sapere non lasciano dubbi sul fatto che sia stata tra le figure più importanti della scienza dell’800 in Italia. La prossima volta che vedremo una creatura marina in un acquario, sarà bello pensare che questa prospettiva per guardare il mare nacque quasi duecento anni fa grazie ad una donna perdutamente innamorata della natura siciliana.


Un Gran Tour naturalistico

Jeanne Villepreux

La curiosità di Jeanne, la voglia di scoprire ed analizzare la natura siciliana, la portarono a percorrere, negli oltre vent’anni di permanenza nell’isola, «a piedi e in tutte le direzioni più volte tutta la Sicilia, provincia per provincia, per fare collezioni di storia naturale e di antichità». Questa passione per il collezionismo era unita ad un’abilità artistica che le permise di dipingere splendidi quadri, alcuni dei quali sono ora esposti al museo di storia naturale di Parigi. Rese in questo modo la propria casa bellissima ed accogliente, un interessante sfondo per gli incontri con gli altri intellettuali siciliani appassionati di scienze naturali. Delle sue passeggiate raccontò nella Guida per la Sicilia, pubblicata in italiano nel 1842. Nonostante il tema delle guide di viaggio fosse popolare – era l’epoca del Grand Tour – Jeanne intraprese questa strada in maniera anticonvenzionale: da insider, estrema conoscitrice della flora e della fauna siciliane, non solo descrisse le più interessanti mete da visitare nell’isola, ma delineò anche veri e propri ritratti naturalistici sulla vita selvaggia del luogo, in modo innovativo per l’epoca. «L’opera che viene ora in luce è la più compiuta ed esatta fra quante in simil genere se ne conoscono», commentò Francesco Aldaresi, nel Giornale del Gabinetto Letterario dell’Accademia Gioenia di Catania.

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