Tra i mesi di maggio e giugno scorsi, alcuni tra gli abitanti della Kalsa a Palermo saranno stati probabilmente incuriositi dal via vai di giovanissimi fotografi che si aggiravano per le strade dello storico quartiere intenti ad immortalare su pellicola tutto ciò che attirava la loro curiosità. E se qualcuno avrà pensato ad una scolaresca in viaggio d’istruzione, in realtà questa esplorazione della città, macchina fotografica alla mano, ha costituito il cuore pulsante del progetto Wendy che ha visto come protagonisti nove bambini di età comprese tra i 7 e i 14 anni i cui scatti saranno esposti a Palazzo Butera fino al 14 agosto. 

Nato dall’idea dei fotografi Ornella Mazzola e Andrea Petrosino – che lo hanno anche condotto – a cura di Valentina Bruschi e Ferdinando Foresta, l’iniziativa prende spunto dal lavoro della fotografa e insegnante statunitense Wendy Ewald, la quale negli anni ’80 mise in mano a dei ragazzini delle macchine analogiche seguendo un suo metodo personale chiamato “Literacy through Photography”, ovvero “Alfabetizzazione attraverso la Fotografia”.

Il progetto è stato frutto di un lavoro di squadra al quale hanno contribuito diversi attori territoriali. «Grazie alle risorse messe in campo da Allenora Foundation, oltre all’accoglienza e alla disponibilità dei coniugi Valsecchi – ci hanno detto Mazzola e Petrosino – si sono create una serie di sinergie che hanno coinvolto diverse realtà e persone a partire da Baco About Photographs nelle persone di Andrea Campesi e Valentina Sestieri, della madre superiora Suor Anna Ercolina Saullo dell’istituto delle Artigianelle delle Figlie di Sant’Anna alla Kalsa e di don Giuseppe Di Giovanni della parrocchia di Santa Maria della Pietà alla Kalsa insieme ai volontari Antonella, Lucia e Nino. Senza tutte queste forze “umane” non avremmo potuto fare nulla».

La mamma di Rosanna – Foto di Rosanna

E la comunità ha dimostrato di apprezzare questi sforzi per offrire inedite opportunità di crescita ai giovani della Kalsa. «Se facessero questo laboratorio per gli adulti io parteciperei subito» ci dice Concetta Spanò, 53 anni palermitana cresciuta nel quartiere Kalsa, mamma di Rosanna, una delle bambine che ha realizzato alcuni scatti esposti in mostra. «Mia figlia frequentava già il doposcuola con Suor Ercolina – prosegue – e io stessa da bambina andavo in questo istituto per fare i compiti o giocare. Qui i bambini possono provare anche altre attività come il teatro, suonare il violino e non ultimo anche scoprire come usare una macchina fotografica. Quando mia figlia mi ha chiesto di partecipare sono stata subito d’accordo».

In mostra si possono ammirare 17 immagini formato poster, 10 stampe analogiche tutte in bianco e nero, e un video su monitor che gira in loop e che raccoglie quasi tutte le immagini scansionate in digitale. Su una parete poi campeggiano pure 3 polaroid che riportano una testimonianza intima e poetica del centro storico di Palermo e della vita delle ragazze e dei ragazzi che le hanno immortalate.

La bolla – Foto di Gabriele

«Sono rimaste solo queste tre polaroid – ci dice Andrea Petrosino – ad un certo punto abbiamo messo in mano ai ragazzi una nostra macchina polaroid perché provassero anche la magia dell’avere subito lo sviluppo dello scatto. Ne sono rimaste solo tre perché all’inaugurazione ogni bambino ne ha voluto portare con sé una per ricordo».

I nove partecipanti – Anastasia, Christian, Emanuela, Gabriele, Nicholas, Noemi, Rosanna, Veronica e Youssef –  hanno avuto a disposizione delle macchine fotografiche a pellicola riutilizzabili, grazie alle quali il loro approccio al mezzo fotografico è risultato istintivo e diretto, scevro da ogni condizionamento di pre-visualizzazione dell’immagine come invece spesso accade con macchine digitali e smartphone.

«Sono stati mesi appassionanti – ci hanno detto Mazzola e Petrosino – durante i quali abbiamo dovuto fare i conti anche con realtà familiari più complesse ma riuscendo ugualmente a coinvolgere tutti in egual maniera. Con loro abbiamo anche allestito una camera oscura per lo sviluppo all’interno di Palazzo Butera e vedere lo stupore nei loro occhi e la gioia di vedere realizzati i loro scatti ci ha dato un’emozione unica».

Bambini che corrono a Palazzo Butera – Foto di Veronica

L’esperienza, visti i risultati, non termina certo qui hanno sottolineato i due fotografi: «Seguendo sempre l’esempio della Ewald ci piacerebbe realizzare un libro fotografico riportando una Palermo vista con gli occhi dei bambini perciò vorremmo poter estendere il progetto anche ad altri quartieri oltre a non perdere di vista i ragazzi della Kalsa ovviamente».

Il progetto è stato reso possibile anche dall’Associazione YOLK™ Palermo, presieduto da Clementina Cordero di Montezemolo; un ente del terzo settore nato nel 2017 che si occupa di coinvolgere i bambini in condizioni di vulnerabilità sociale e materiale in attività extra scolastiche che possano far emergere da ogni “guscio” il tesoro nascosto, attraverso un modello non convenzionale di esperienze e di percorsi formativi.

Scorcio Chiesa S. Maria della Catena di Palermo – Foto di Gabriele

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