Sicilia e caro voli, ovvero quando il “conto” alla rovescia per Natale è troppo salato

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Per chi vive al Sud, anche quest’anno tornare a casa per le feste richiede l’assunzione di grandi responsabilità  (finanziarie) o la rinuncia. C’è qualche concreta soluzione in vista o non ci resta che rimanere a terra?

Le stavi aspettando da oltre tre mesi e finalmente sono arrivate: qualcuno le chiama ferie natalizie, tu le chiami estorsioni. Che durino tre giorni o quindici, infatti, alla Volojet di turno interessa poco, l’importante è che riescano a spillarti fino all’ultimo centesimo di tredicesima e quattordicesima prima ancora che tu metta piede a casa, perché se è in Sicilia che devi rientrare gli aumenti previsti in periodo festivo oscillano tra il +188% e il +365%.

UN PROBLEMA TRAGICOMICO. Per di più, considerando che all’atterraggio non sarà il freddo a darti il colpo di grazia, ma l’umidità, dovrai imbarcare almeno un bagaglio in stiva dedicato a felpe, maglioni, pantaloni pesanti e scarponi da montagna, cosicché una tratta di andata e ritorno finirà per costarti quanto deve essere costato a Isabella di Castiglia e Ferdinando d’Aragona finanziare la spedizione di Colombo per le Indie prima dell’invenzione dei trasporti aerei. Sembra un’amara barzelletta, o il resoconto di una pratica di tortura ormai atavica, e invece è una situazione ancora attuale nel 2019, che ha portato I Sansoni a fondare la Terronair, nuova low-cost finalizzata a raccogliere collettivamente i soldi del carburante di ogni volo, per poi fare tappa in diverse città del sud prima di raggiungere il capolinea di Palermo, a prescindere dal fatto che i passeggeri siano o meno disabili, studenti fuorisede o lavoratori con un reddito annuale lordo inferiore ai 20.000 euro, come invece vorrebbero alcune proposte politiche finalizzate a ridurre la portata del problema.

TERRONAIR

Biglietti aerei troppo cari? Noi abbiamo la soluzione!#Terronair #iSansoni

Pubblicato da I Sansoni su Sabato 9 novembre 2019


IL PUNTO DELLA SITUAZIONE
. Ingegnosa parodia? Sì, ma il disagio è reale. L’11 novembre, infatti, la Regione Sicilia e la Regione Sardegna hanno firmato un documento comune che è stato presentato alla commissione Finanze della Camera e alle commissioni Bilancio di Montecitorio e del Senato, in cui sono state richieste espressamente compensazioni fiscali, investimenti mirati e la cosiddetta continuità territoriale, ovvero una garanzia legislativa dei servizi di trasporto al cittadino in aree nazionali lontane o difficili da raggiungere. Giorno 12, il governo siciliano ha indirizzato una lettera ufficiale al Ministero dei Trasporti a scopo quasi identico e tra giorno 13 e 14 è stato presentato un esposto del Codacons in procura e più di un emendamento firmato Forza Italia con l’obiettivo di istituire un fondo in grado di abbattere tariffe tanto salate. Nel frattempo, il presidente dell’Unione Industriali di Confcommercio Palermo, Antonino Lo Coco, ha lanciato una petizione contro il caro voli su Change.org che in meno di due settimane è stata firmata da oltre 30mila persone, mentre l’aeroporto di Catania Fontanarossa ha organizzato una manifestazione di protesta pacifica per il 29 novembre promossa dal Coordinatore Regionale dell’UdC Decio Terrana, a dimostrazione del fatto che tanto i rappresentanti politici quanto la cittadinanza si stanno mobilitando come possono per evitare di dovere vendere un rene ogni volta che prendono l’unico mezzo a loro disposizione per tornare a casa.

LE VIE D’USCITA. Nel caso in cui si avesse troppa fretta di prenotare un biglietto per aspettare gli esiti di una tale controversia socio-economico-politico-insular-festiva, comunque, qualche soluzione alternativa a quella proposta da Terronair ci sarebbe. La più semplice consisterebbe nell’evitare di rientrare in Sicilia per Natale, Capodanno, Pasqua, Ferragosto, festività dei Morti e per andare a votare, dato che esistono altri giorni dell’anno in cui giocare a tombola con i cugini fino al settimo grado o in cui partecipare in maniera attiva alla vita del res publica. Per gli schizzinosi che non sanno rinunciare al lusso di trascorrere in famiglia i giorni culturalmente più significativi del calendario ufficiale, rimane l’opzione di una partenza senza bagagli, da accoppiare a un’intera giornata buttata nei pressi di un outlet dopo l’inizio dei saldi di stagione per scongiurare i rischi di assideramento e impoverimento precoce con un favoloso 2×1, oppure la prospettiva di un viaggio nelle Indie di cui sopra, che con un’offerta last-minute dovrebbero essere raggiungibili a prezzi stracciati e con una combinazione di soli 5 scali e mezzo in 48 ore. Così facendo, per una volta i siciliani smetterebbero di lamentare una condizione sfavorevole senza prendere in mano le redini del proprio destino, dando tra l’altro una lezione a quel disorientato di Colombo, che da oltre 500 anni aspetta ancora una cartolina da Nuova Delhi (coincidenze? Forse no).

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