Un genio senza tempo: Renato Pucci racconta
i segreti di Leonardo
da Vinci scienziato

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Di recente, presso il Dipartimento di Fisica e Astronomia “Ettore Majorana” dell’Università degli Studi di Catania, in occasione dei 500 anni dalla sua morte, si è tenuto un seminario dedicato all’immortale figura, presentata dal professore emerito di fisica della materia. Un’occasione per ripercorrere la storia di una delle menti più innovative di tutti i tempi

Esistono personaggi che con il loro ingegno riescono ad oltrepassare i limiti naturali dell’uomo, attraversando i secoli senza mai far perdere il loro nome nella memoria delle generazioni future. Uno di questi è il genio indiscusso di Leonardo Da Vinci, le cui vicende storiche sono state illustrate dal professore Renato Pucci in occasione dei 500 anni dalla morte dello scienziato rinascimentale.

UN GENIO SENZA LAUREA. Nonostante la sua vasta cultura, Leonardo da Vinci non frequentò mai i banchi accademici, preferendo una via più “diretta” nello studio della realtà che lo circondava. «Leonardo non si crucciò di non essere mai andato all’università – spiega il professore Pucci – Si era formato presso la bottega del Verrocchio, pittore e scultore il cui insegnamento più grande fu l’esperienza». Il Rinascimento era l’epoca dei teorici in cui la cultura accademica era considerata di maggior pregio rispetto alla conoscenza empirica. Leonardo, invece, contro il costume a lui contemporaneo, considerò prima la scienza appresa dall’esperienza diretta e poi le conseguenze teoriche che ne derivavano. Come conferma il professore: «Non lasciava che i suoi preconcetti forzassero i fatti, ma che fossero i fatti a suggerirgli la via da percorrere».

LA SCIENZA COI DISEGNI. Fu durante la sua permanenza a Milano, intorno al 1500, che Da Vinci si confrontò con il mondo intellettuale di allora e scoprì menti e teorie che lo sproneranno alla ricerca del nuovo.
«Durante questo periodo – prosegue Pucci – Leonardo cominciò a studiare in latino autori classici come Archimede. Disponeva di una libreria di 105 libri (cosa molto rara a quei tempi) ed ebbe contatti con il professore universitario Luca Pacioli e altri intellettuali dell’epoca. Qui mostrò di essere sensibile alla meccanica, e fu il primo a spiegare la scienza attraverso i disegni». Era l’entusiasmo che lo scienziato trovava nello studio a rendere tanto dinamica e sperimentale la sua ricerca e, a tal proposito, continua il docente: «Cercò di applicare le leggi dell’ottica alla prospettiva giocando molto nell’uso delle cromature, perché capì che l’intensità del colore poteva farci apparire un oggetto più vicino o più lontano. E difatti nella Gioconda lo sfondo è più chiaro e sfumato rispetto ai capelli scuri, per cui il viso della Monna Lisa quasi emerge dal quadro».

UNA MENTE AL SERVIZIO DELLA GUERRA? Il contesto storico in cui visse Leonardo lo rese direttamente partecipe del quadro bellico italiano. Proprio il Rinascimento fu da un lato foriero della cultura moderna, ma dall’altro fu teatro di asprissime battaglie in cui il genio si trovò indirettamente coinvolto, lavorando proprio per la realizzazione di alcuni macchinari bellici. Come svela il professore Pucci: «Leonardo è stato considerato da molti un guerrafondaio perché lavorò per condottieri spietati, come Ludovico Sforza da Milano detto “il Moro” e Cesare Borgia, figlio di papa Alessandro VI. In effetti – illustra – ideò delle macchine che poi non costruì mai, come il carrarmato; però diede anche degli aiuti studiando la disposizione di cannoni affinché il numero di vittime fosse maggiore, oppure studiò come allagare delle zone di terra per impedire l’avanzata del nemico».

Ma la risposta alle accuse formulate nel tempo ci arriva da un’opera pittorica realizzata dallo stesso inventore: la Battaglia di Anghiari. Quadro purtroppo andato distrutto, ma la cui bellezza lo rese da subito celebre e copiato da diversi autori, tra cui Paul Rubens che ci restituisce la copia più fedele a noi oggi disponibile. Conclude il docente di fisica: «Se osserviamo il condottiero a sinistra del quadro notiamo che il cavallo non ha la testa e la testa del guerriero diventa quella dell’animale. Il messaggio è chiarissimo: l’uomo che fa la guerra è una bestia!».

Copia della Battaglia di Anghiari di Paul Rubens
Copia della Battaglia di Anghiari di Paul Rubens
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