Alla scoperta dei modi di dire siciliani: cosa vuol dire fare “scialìbbia”?
Inizia con questa prima parola la nostra rubrica per approfondire termini e modi di dire siciliani, scoprendone l’etimologia e l’uso frequente
Inauguriamo questa rubrica con l’intenzione di approfondire ogni settimana un termine o un’espressione del siciliano, scoprendone di volta in volta l’etimologia, il significato e tutte le curiosità, oltre all’utilizzo in contesto con frasi di esempio. Come non partire, quindi, da un modo di dire strettamente collegato alla primavera e alle sue giornate sempre più luminose?
Gli abitanti della Trinacria, alla prima occasione di vacanza o di festa utile, ne approfittano per riunirsi in gruppi che includano come minimo una decina di amici e parenti, e mangiano in compagnia trattenendosi fra scherzi, aneddoti di ogni genere e distrazioni legate al momento dell’anno, alla provincia di provenienza e alle tradizioni familiari. Un atteggiamento, però, è senza dubbio condiviso da tutti gli isolani: quello che li porta a fare “scialìbbia”.
Il termine deriva dall’arabo “shaarib”, traducibile con “colui che beve, bevitore”. Da qui il verbo “shaaraba”, ovvero “bere in compagnia di qualcuno”, come sempre si faceva nei giorni di festa. Nel dialetto, originariamente, si era diffusa proprio questa accezione, che era poi passata per traslato ad indicare anche gli acquisti che si fanno in previsione di un grande giorno, caratterizzati spesso da costi esosi e quantità eccessive. Da qui, la scialìbbia è diventata l’abbondanza nel bere e nel mangiare, nonché l’atto stesso di divertirsi.
Al giorno d’oggi, dunque, si può affermare di avere fatto scialibbìa nel celebrare Pasquetta con una scampagnata collettiva, intendendo che ci si è rimpinzati parecchio nel corso della giornata, così come si può domandare a una comitiva di giovani che rientrano brilli dopo una notte fuori: “facisturu scialìbbia?”. In entrambi i casi, al proprio interlocutore il tono risulterà subito leggero e amichevole, a meno che non lo si voglia accentuare volutamente.
Un rappresentante delle forze dell’ordine che trova una coppia in macchina intenta a scambiarsi effusioni d’affetto, per esempio, potrebbe pronunciare la Sicilian Word di oggi con una punta di ironia o di rimprovero, incarnandone probabilmente l’uso più colorito e comprensibile perfino a un forestiero.
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