«Dei Santi, il più carezzato patrono è san Giuseppe che occupa 13 comuni», scriveva Giuseppe Pitrè in Feste patronali in Sicilia. Nella giornata dedicata al santo, in diversi comuni siciliani vengono allestiti gli altari in segno di devozione; tavolate sulle quali si ritrova il pane di San Giuseppe dalle varie forme, come la cuddura, il bastone o la palma. A questa tradizione si uniscono diversi piatti tipici dell’isola che, tramandati nel tempo, di generazione in generazione, sono diventati un must delle tavole nostrane.

Sulla costa orientale non può mancare la pasta con il macco, la famosa crema di fave che, ad esempio, a Ramacca (Catania) nella giornata del 19 marzo tradizionalmente viene offerta nella piazza principale: «Il 19 marzo – si legge sulla pagina dedicata alle celebrazioni sul sito web del Comune – un grande altare viene allestito nella piazza principale con le offerte e i contributi dei privati cittadini, e a tutti i presenti viene offerta la tipica pasta co’ maccu (pasta con lenticchie e purea di fave). Tre poverelli rappresentanti San Giuseppe, la Madonna e il Bambino Gesù, sono invitati a consumare il pranzo rituale, e nel pomeriggio tutte le offerte in natura vengono messe al pubblico incanto; si ripete così una tradizione fatta di linguaggi, gestualità e furbizia contadina».

Presente in tutta l’isola, nelle sue versioni bianca o con la salsa, anche la pasta con le sarde, un piatto che unisce i sapori del mare a quelli della terra, un connubio tra la sapidità delle sarde e il profumo del finocchietto selvatico, arricchite da una manciata di mollica tostata (atturrata in dialetto). Uno dei primi apprezzati anche dal commissario Montalbano, come apprendiamo da “Il cane di terracotta”: «A mattina appresso ebbe il piacere di rivedere Adelina, la cammerera./“Perché non ti sei fatta viva in questi giorni?”/“Ca pirchì? Ca pirchì a la signurina nun ci piaci di vidìdimi casa casa quannu c’è iddra”./“Come hai saputo che Livia era partita?”/“Lu seppi in paisi”./Tutti, a Vigàta, sapevano tutto di tutti./“Che mi hai accattato?”.“Ci faccio la pasta con le sardi e pi secunnu purpi alla carrettera”. /Squisiti, ma micidiali. Montalbano l’abbracciò»

La pasta con le sarde

Oltre alle famose zeppole diffuse in varie regioni di Italia, di cui ne esistono diverse versioni, da quelle spolverate di zucchero o ricoperte di miele, a quelle arricchite di crema pasticcera e amarene sciroppate, in Sicilia non possono mancare le sfinci di San Giuseppe, dolci tipici della festa ma che si possono facilmente gustare tutto l’anno. Il nome, come nel caso dello sfincione, potrebbe risalire al termine latino spongia o all’arabo isfanǧ, ovvero“spugna”, per la sua consistenza soffice e porosa che regala uno spettacolo in cucina: una volta immerso l’impasto nell’olio bollente, questo si gonfia aumentando il suo volume. Questo dolce, inserito tra i prodotti agroalimentari tradizionali italiani (P.A.T.) del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali (Mipaaf), si può gustare con una spolverata di zucchero o cosparso di miele, o, nella versione palermitana, ricoperto dall’immancabile ricotta dolce guarnita con gocce di cioccolato, scorza d’arancia, granella di pistacchio e ciliegia candita.

Buon appetito e auguri a tutti i papà!

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