Forse certi poeti d’amore si meraviglierebbero, se nel descrivere l’oggetto del loro desiderio dovessero comporre dei versi in siciliano, perché al momento di decantare la bocca da loro tanto amata si ritroverebbero di fronte a non poche sorprese.

Nel mondo ci sono infatti bocche e bocche, ma solo nella Trinacria la parola che in dialetto le definisce tutte, nella loro pluralità, ha una storia etimologica e delle applicazioni così singolari: parliamo di fungia, in alcune aree della regione pronunciata anche funcia, oppure fungi e funci, senza la vocale finale, e la cui origine è da far risalire alla lingua latina.

Se state pensando che, a questo punto, abbia a che fare con un termine forse poco noto, o magari successivo all’epoca classica, per designare già da tempo la cavità corrispondente all’inizio del canale alimentare, siete però fuori strada. Fungia, infatti, deriva dal termine fungi o fongi, che indicava un elemento vegetale morbido e sormontato da un cappello, ovvero quello che tuttora anche in italiano conosciamo come fungo.

In che modo si sia poi sviluppata una simile associazione di idee, probabilmente a prima vista poco intuitiva, non è chiaro; si è ipotizzato che il nesso sia con le labbra carnose e spesse di alcuni animali, come per esempio il maiale, e che poi per estensione sia stato applicato alla bocca più grossa di alcune persone, fino a quando non ha incluso più in generale questa parte del corpo umano (e non), diffondendosi nel corso dei secoli per poi arrivare intatta fino ai nostri giorni.

Che si tratti di una teoria condivisibile o meno, è finora l’unico elemento a nostra disposizione sul tema, mentre la fungia e le sue sfumature, ignare dei dibattiti in corso sul loro conto, hanno continuato a svilupparsi fino a descrivere non solo la bocca in quanto parte iniziale del canale digerente, ma anche il grugno, il muso (forse sempre di derivazione animale) che spesso capita di mettere nel momento in cui si è di cattivo umore.

Avere una fungia lària, quindi, non è sinonimo di possedere una bocca esteticamente sgradevole, bensì di un’espressione di disappunto, mentre luvàrisi ‘a fungia, cioè togliersi il muso, è appunto la maniera che ha trovato la popolazione isolana per descrivere l’azione di ricomporsi, tornare allegri, smettere di rimuginare.

Ultimo, ma non per importanza: la parola fungia viene in aiuto ai più pure quando si ha da esprimere un commento poco educato su qualcuno, dal momento che per metonimia indica in quel caso una parte (la bocca) per il tutto (la faccia) e accompagna espressioni colorite o volgari, trasformandosi in un intercalare esclamativo con buona pace di certa scuola stilnovistica che la bocca l’avrebbe associata solo a una profumata rosa rossa…

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