La dolcezza della “sbèrgia”, la pesca importata dagli arabi che esiste solo in Sicilia

Se siete capitati dalle parti di Catania o di Messina durante l’estate, ne avrete forse sentito parlare nei mercati ortofrutticoli: la sbèrgia (o smèrgia), infatti, è un frutto che esiste praticamente solo in questa zona d’Italia, fatta eccezione per alcune aree della Calabria meridionale, e che giunge a maturazione proprio ad agosto, spingendo la popolazione locale a consumarlo con gusto finché è possibile.

Si tratta, d’altronde, di una varietà di pesca nettarina che ricorda le albicocche per dimensioni e le mele per la sua forma tondeggiante, anche se il sapore dolce e succoso è in realtà più simile proprio a quello delle pesche.

Una prelibatezza di cui è impossibile fare a meno durante la canicola, e che favorisce la diuresi e la depurazione grazie al suo alto contenuto di acqua, fibre, vitamina A, B, C e sali minerali, oltre all’abbondante presenza di flavonoidi dall’azione antiossidante. La sua attuale coltivazione nella valle del Niceto (e più precisamente nei Comuni di Monforte San Giorgio, San Pier Niceto e Torregrotta) è attestata in diverse fonti risalenti al XVI secolo, anche se il suo arrivo sull’isola sembra essere ancora più antico.

Stando alla documentazione in materia, infatti, sarebbero stati gli arabi a importarla nella Trinacria a partite dal 965, sperimentando una serie di innesti che diedero vita a questo risultato fortunato. Dopotutto, il suo nome deriva proprio dall’arabo Al-berchiga, poi trasformatosi nel francese alberge nel corso della dominazione angioina sull’isola, che designava proprio una piccola pesca.

Secondo quanto riporta Andrea Maimone nel suo Studio agricolo forestale del territorio comunale del 1993, «le caratteristiche pedo-climatiche e colturali tipiche dell’aria di diffusione, conferiscono alla Sbergia delle peculiarità organolettiche non riscontrabili nelle produzioni di altre località», anche se la sua deteriorazione è molto veloce e gli alberi su cui cresce richiedono una manutenzione scrupolosa e continua. Al giorno d’oggi, di conseguenza, la sbèrgia resta un prodotto di nicchia, che consigliamo di assaggiare a chiunque ne abbia la rara opportunità.



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Traduttrice di formazione, nonché editor, correttrice di bozze e ghostwriter, Eva Luna Mascolino (Catania, 28 anni) ha vinto il Campiello Giovani 2015 con il racconto "Je suis Charlie" (edito da Divergenze), tiene da anni corsi di scrittura, lingue e traduzione, e collabora con concorsi, festival e riviste. Ha conseguito il master in editoria di Fondazione Mondadori, AIE e la Statale di Milano, e ora è redattrice culturale - oltre che per Sicilian Post - per le testate ilLibraio.it e Harper’s Bazaar Italia. Lettrice editoriale per Salani, Garzanti e Mondadori, nella litweb ha pubblicato inoltre più di 50 racconti.

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