La storia del curtìgghiu, arte tutta sicula del pettegolezzo nascosto

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Trattandosi di un’abitudine tutt’altro che insolita nella Trinacria, in dialetto esiste da secoli un termine per designarla con precisione, un sostantivo spesso italianizzato in maniera impropria. Scopriamone insieme l’origine che risale ad una vecchia usanza e ad un luogo ben preciso

Avete mai visto due anziani confabulare tra loro per strada, o nei dintorni di casa? Avete mai assistito a un dialogo serrato fra nonne all’uscita di una bottega? La loro aria incuriosita e concentrata non vi ha fatto pensare che stessero condividendo fra loro chissà quale informazione riservata? Ebbene, specialmente se l’episodio si stava svolgendo in Sicilia, è probabile che all’ordine del giorno fosse davvero qualche pettegolezzo di quartiere, una certa notizia riguardante parenti o conoscenti, vicini di casa o vecchi amici, che di certo aiuta a rendere qualsiasi giornata un po’ più animata.

Trattandosi di un’abitudine tutt’altro che insolita nella Trinacria, in dialetto esiste da secoli un termine per designarla con precisione: curtìgghiu o cuttìgghiu, un sostantivo maschile spesso italianizzato in maniera impropria con la parola cortile. Lo stesso Camilleri, nei suoi romanzi con protagonista il commissario Montalbano, si serve dell’espressione fare un cortile o fare un cortiglio, sebbene sia doveroso ricordare che – al di là del fantasioso idioletto dell’autore originario di Porto Empedocle – in italiano questo modo di dire non esiste e risulterebbe incomprensibile per chiunque non provenga dall’isola o non abbia dimestichezza con l’idioma locale.

Da dove deriva, quindi, tale curioso lemma? Ebbene, in passato designava una sorte di cortile interno agli edifici, il pozzo luce che spesso stava dalla parte opposta rispetto alla facciata principale, o che comunque era collocata al suo interno e consentiva agli appartamenti dello stabile di ricevere la luce del sole anche se balconi e finestre non erano esposti sulla strada. In quel luogo fatidico si incontravano spesso i condomini, dunque, e per evitare di essere sentiti da orecchie indiscrete si attardavano talvolta per commentare gli ultimi episodi più succulenti, sparlando dell’uno o dell’altro malcapitato.

Nel corso del tempo, il curtìgghiu è così sopravvissuto al patio dei palazzi ed è diventato un termine di uso comune, che traduce in modo pittoresco e popolare il pettegolezzo consumato in ogni area, a patto che si trovi entro i confini della Sicilia.

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