Sulle orme di Brontolo: di cosa soffre chi è affetto da “lagnusìa”?

Curiosità, vivacità, irruenza. Sì, ma anche indolenza, pigrizia, scocciatura. I siciliani sanno essere multiformi e tra le caratteristiche che li rendono tali c’è una sorta di malessere esistenziale che, talvolta, sembra renderli insopportabili

Il carattere del popolo siciliano è complesso e variegato: gli isolani sono capaci di avere un enorme senso di iniziativa, di dimostrarsi intraprendenti e curiosi, di non perdere un attimo di tempo quando è necessario il loro aiuto in faccende di una certa importanza, e tuttavia sono anche dei campioni di fama mondiale della cosiddetta lagnusìa. Di cosa si tratta?

Come forse si può intuire pensando all’aggettivo italiano lagnoso (in siciliano, lagnùsu), chi è affetto da lagnusìa ha una particolare tendenza alla pigrizia esistenziale. Non solo: tende a lamentarsi con fare indolente e lamentoso, al punto da rischiare a volte di diventare una vera e propria camurrìa per chi lo circonda. Una persona lagnùsa, quindi, impiega gran parte del pronto tempo nell’inedia o in un lento e vuoto brontolìo.

Il termine avrebbe una storia molto antica ed etimologicamente deriverebbe dalla voce latina laniare, cioè lamentarsi, incrociata all’aggettivo lanarius, che invece significava vile, codardo. In effetti, non a caso, in francese l’operaio che lavora la lana è sempre stato definito lanier, che col passare del tempo è diventato anche l’appellativo dei codardi e finanche dei parassiti, come d’altronde in alcuni dialetti francofoni lagnous è sinonimo di piagnone.

Perfino in italiano le due accezioni della parola risultano strettamente correlate: il laniere, nella lingua del sì, era normalmente una persona rozza, spregevole – un villano, insomma, che però poteva anche essere più in generale un individuo pigro o codardo, per l’appunto. Questo perché lavorare la lana era associato all’idea dell’indolenza, la cui radice era simile a quella di chi tende invece a lamentarsi per la qualunque.

Ecco spiegato perché anche nella Trinacria i lagnùsi possono avere o l’una o l’altra propensione, se non addirittura entrambe contemporaneamente in una combo micidiale che non potrebbe non portarli a cannalìarisi senza speranza.

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Traduttrice di formazione, nonché editor, correttrice di bozze e ghostwriter, Eva Luna Mascolino (Catania, 28 anni) ha vinto il Campiello Giovani 2015 con il racconto "Je suis Charlie" (edito da Divergenze), tiene da anni corsi di scrittura, lingue e traduzione, e collabora con concorsi, festival e riviste. Ha conseguito il master in editoria di Fondazione Mondadori, AIE e la Statale di Milano, e ora è redattrice culturale - oltre che per Sicilian Post - per le testate ilLibraio.it e Harper’s Bazaar Italia. Lettrice editoriale per Salani, Garzanti e Mondadori, nella litweb ha pubblicato inoltre più di 50 racconti.

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