«Esattamente come un pittore, anche il cuoco ha davanti a sé una tela bianca da riempire. Ecco perché nella mia cucina ciascun piatto è simile a un quadro». Al ristorante Otto Geleng del Belmond Grand Hotel Timeo di Taormina, guidato dallo chef Roberto Toro, questo binomio è chiaro fin dal nome, un omaggio all’artista tedesco che nel 1873 convinse la famiglia La Floresta ad aprire l’albergo. Un approccio alla gastronomia che funziona anche secondo i critici della guida Michelin, che dal 2019 ha insignito il ristorante con una ambita stella. Durante i prossimi mesi, lo chef di Palagonia sarà un gradito ospite delle nostre pagine, proponendoci un assaggio della sua cucina attraverso dodici ricette, ricercate ma adatte ai fornelli di casa, pensate appositamente per i nostri lettori. Il nostro viaggio nell’universo culinario dello chef Toro inizia il prossimo 12 agosto con la ricetta del Risotto con seppia, tenerumi e peperone crusco.

Scampi con pomodoro verde, burrata e cocco affumicato

Un’idea di cucina, quella di Roberto Toro, maturata dopo anni di ricerca personale e esperimenti con diverse tradizioni gastronomiche in ristoranti del calibro di “Relais Louis XIII” a Parigi e “Noma” a Copenhagen, ma profondamente radicata in Sicilia, dove lo chef è potuto ritornare nel 2006 alla guida del ristorante del prestigioso hotel di Taormina. «La nostra è una terra baciata dal sole, ha dei prodotti unici ed invidiabili dal resto del mondo, l’unico limite sta nelle proprie fantasia e creatività». Toro spazia agevolmente dall’orto alle varietà di carne e pesce, che esalta attraverso accostamenti richiamanti la tradizione culinaria dell’isola, ma strizza anche l’occhio alla modernità. Un esempio? I suoi Scampi con pomodoro verde, burrata e cocco affumicato. 

«Ho un’attenzione particolare alle materie prime, poiché provengo da una famiglia di contadini, e conosco il sacrificio che c’è dietro alla realizzazione di un pomodoro o un qualsiasi alimento prima che arrivi a tavola». Ed è proprio il pomodoro – insieme alla cipolla – uno degli ingredienti più importanti in cucina, che secondo Toro «rappresenta l’emblema della Sicilia, la passione che noi siciliani abbiamo, e che mettiamo nel fare le cose». 

Lo chef racconta del luogo dove tutto ebbe inizio: la cucina di casa. «Ricordo ancora quando, insieme ai miei fratelli e ai miei genitori, facevamo la passata di pomodoro . Era come una festa in terrazza, tra chi lavava i pomodori e chi li tagliava. Poi mamma li metteva sul fuoco e si finiva a mezzogiorno, quando finalmente potevamo mangiare gli spaghetti con le melanzane che aveva portato papà. Sono queste le cose che rimangono indelebili nella memoria». Un primo assaggio della serrata cooperazione, fatta di dedizione e impegno, indispensabili a una brigata vincente tra i fornelli e in sala. «I miei genitori ci hanno trasferito questi valori sani, e da lì è nato il mio amore per la cucina, il rispetto della materia prima e tutto ciò che sta intorno. Ritengo siano queste le cose che poi alla fine ti formano, ti danno le basi, le fondamenta giuste per poter poi creare la tua identità, e per sviluppare il tuo messaggio».

La terrazza dell’Otto Geleng

Un messaggio rimasto intatto nelle occasioni più esclusive che si sono poste sul cammino professionale del talentuoso chef siciliano. Nel 2017, infatti, Toro ha cucinato per i Capi di Stato invitati alla cena di gala del G7 di Taormina e ha pubblicato il suo primo libro, Piacìri. L’apertura dell’Otto Geleng l’anno successivo ha rappresentato la naturale prosecuzione di un percorso d’eccellenza. «Il nostro obiettivo iniziale, chiaramente, non era ottenere la stella Michelin, ma quando questa è arrivata, nel 2019, è stato il degno coronamento di un sogno. La stella è un riconoscimento che va a tutta la squadra, senza il cui impegno comune  l’esperienza per il cliente non sarà memorabile». 

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