Se in Sicilia c’è una buccia di banana per terra, e se voi siete nei dintorni e rischiate di scivolarci sopra, fate doppiamente attenzione. Non solo, infatti, potreste cadere e farvi male, ma soprattutto potreste essere avvisati da qualche passante altruista con un verbo che magari non capirete al primo tentativo, dal momento che non assomiglia a parole simili presenti in lingua italiana.

Parliamo di astruppiàrisi (o astruppiàrsi, in base alla zona in cui ci si trova), usato in particolare nell’esclamazione esortativa e di ammonizione «’Un t’astruppiàri», oppure nella stupefatta e amara affermazione «M’astruppiài», che descrive per l’appunto la caduta appena subìta o il dolore provato in una qualche occasione della vita quotidiana.

D’altronde, si tratta di una parola che potremmo identificare con l’espressione italiana farsi male, da usare quindi quando si vorrebbe evitare un infortunio (proprio o altrui) o quando se ne deve comunicare uno già malauguratamente capitato. Ma da dove deriva un simile termine, dal quale poi si è sviluppato anche il lemma strùppiu (cioè danno, lesione)?

Per scoprirlo dobbiamo dapprima spostarci in Spagna, dove esiste il verbo estropearse, ovvero inciampare, che è il suo più prossimo parente; a quel punto, per quanto strano possa sembrare, riapprodiamo in Italia per scoprire che estropearse viene a sua volta da stroppiare, variante popolare del più famoso storpiare.

Nella nostra lingua, procedendo con il nostro viaggio etimologico, la radice giunge dal latino *extorpiare, che nel periodo classico era stato extorpescere e che possiamo considerare un composto di torpere, cioè essere paralizzato, teso, rigido (ancora prima, riconducibile all’indoeuropeo *ster-1). Non per niente è sempre da qui che, a ben pensarci, vengono voci come torpore o intorpidirsi.

Per dirla diversamente, se in Sicilia ci ritroviamo con un dito fasciato, una gamba rotta o una spalla lussata (o se siamo ancora in tempo per evitare di ridurci così), il lemma dialettale a cui faremo ricorso ci riuscirà comunque a portare in giro per il mondo fino a quando non ci riprenderemo.

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