Negli anni del post-pandemia, la parola “cambiamento” è sempre più di tendenza, anche in una terra come la Sicilia che, suo malgrado, ha acquisito la fama di “immobilista” per antonomasia. Tuttavia, a ben guardare, questo adagio ormai mal si adatta a descrivere una regione in cui, ultimamente, progetti concreti nei più svariati ambiti – dalla sostenibilità alle nuove frontiere del mondo del lavoro, passando per il sociale – non fanno che moltiplicarsi. Realtà come l’innovation hub “Isola” si sono poste come interpreti di queste mutazioni, declinando il concetto di onlife teorizzato dal filosofo Luciano Floridi in qualcosa di concreto. Dal 2021, tra le sale barocche di Palazzo Biscari si sono susseguiti incontri, presentazioni, narrazioni di moltissime realtà innovative, se con innovazione intendiamo un approccio tout court non strettamente legato alla tecnologia, bensì a un approccio culturale, a modus vivendi diverso. Il festival “Make in south”, proposto a ogni cambio di stagione, in questo senso rappresenta un appuntamento da non perdere per conoscere storie nuove, o anche per guardare a realtà che già esistono sul territorio con una prospettiva diversa e d’insieme. L’appuntamento “Sicilia capitale dell’Italia che cambia”, svoltosi pochi giorni fa, e promosso dall’omonima testata è stata una nuova occasione per abbracciare con uno sguardo d’insieme il variegato panorama di realtà consolidate o che stanno muovendo i primi passi. 

Quartieri dimenticati. A cominciare, a pochi passi proprio da Isola, da un altro luogo di scambio nato dal tentativo di riscatto sociale del complicato quartiere catanese Civita, da tempo abbandonato dalle istituzioni: Palazzo dei Gaetani, al quale ha dato nuova vita l’associazione Trame di quartiere. «Laddove l’istituzione pubblica non funziona bene, il terzo settore deve intervenire, ma non basta offrire attività commerciali e servizi a basso costo, c’è bisogno di assistenza e sinergia con un attore pubblico» afferma Andrea d’Urso, parte del direttivo dell’associazione. «La nostra sfida – continua – è fare impresa sociale nei quartieri marginalizzati, dare spazi di accoglienza laddove mancano, come nel caso di Palazzo dei Gaetani, che oggi offre una caffetteria sociale e un co-housing a 8 persone in condizioni di fragilità abitativa, un rifugio in attesa di trovare la loro stabilità». Nel dimenticatoio delle istituzioni c’è anche Librino, alla periferia di Catania: «Nel quartiere più recente della città, nato in un momento di cementificazione senza fine, mancava fino a qualche anno fa uno spazio per i giovani e per la loro attività sportiva. Fare sport è un diritto e come tale deve essere accessibile a tutti: nasce così I briganti di Librino, associazione sportiva dilettantistica oggi ospitata al campo San Teodoro» racconta la vicepresidente Giusi Sipala. «Dall’incendio alla Club House, la biblioteca realizzata nel campo, al fuoco appiccato al nostro pullmino, ne abbiamo passate tante: se diamo così fastidio vuol dire che qualcosa di buono la stiamo facendo e non ci fermeremo: nel nostro campo facciamo rugby e siamo abituati a placcare».

Spazio ai giovani. La mancanza di spazi pubblici comuni per giovani è un problema che non affligge solo le periferie, ma l’intera Sicilia: «La necessità di luoghi stimolanti per la generazione Z si avverte tanto nelle grandi città quanto nei piccoli paesi: – sostiene Andrea Bartoli, fondatore del Farm Cultural Fab – dopo l’esperienza culturale di Favara, siamo arrivati a Mazzarino con la volontà di realizzare uno spazio per teenager proprio in collaborazione con loro, coinvolgendo le scuole. Abbiamo avuto più adesioni di quante pensassimo e così è nato Plurals, un luogo di condivisione con una magazine library (ndr: emeroteca digitale) a disposizione dei nostri ragazzi».

Formazione. Educare giovani e bambini è un obiettivo condiviso anche dalla cooperativa sociale Palma Nana, rappresentata da Valeria Marino. «Nati tra il parco delle Madonie e la città di Palermo, – racconta – inizialmente spiegavamo la natura ai bambini, ma dal 2020 abbiamo iniziato a incontrare le realtà più innovative e sostenibili della Sicilia, a mapparle e a offrire percorsi di turismo responsabile e sostenibile». Viaggiare con responsabilità significa anche essere consapevoli dei luoghi in cui si alloggia: «Lo scopo di Addiopizzo Travel – racconta il presidente di questa branca dell’associazione Addiopizzo – è quello di far scoprire il volto più autentico della Sicilia e di indicare ai nostri clienti turisti luoghi sicuri in cui pernottare o altro, cioè che non paghino il pizzo. Vogliamo creare una rete, offrire nuove mete: a Capaci realizzeremo un presidio culturale per far sì che nessuno dimentichi e che anche gli adolescenti che non erano nati 30 anni fa conoscano e chiedano giustizia a una società che oggi non parla più di mafia, anche se essa è ancora potente». Uno dei settori in cui questa continua ad agire è quello dei rifiuti, come denunciato da Manuela Leone, rappresentante per la Sicilia di Zero Waste Italy: «Prevenzione del rifiuto, valorizzazione attraverso sistemi di prossimità e compostaggio sono tutte soluzioni al problema della spazzatura: il rifiuto, si pensi soprattutto a quello organico, non è un ingombro da portare via a chilometri di distanza e da smaltire magicamente, è una risorsa contro la desertificazione, è compost e quindi nutrimento per la terra».

Rieducare e resposabilizzare. Nutrire i campi, curarli responsabilmente ed eticamente: è ciò che fanno Le galline felici rappresentate all’incontro dai soci Michele Russo e Salvo Pirrone: «Noi non ci limitiamo a vendere i prodotti della terra, cerchiamo di dare dignità all’agricoltura e agli agricoltori e di rendere i nostri acquirenti dei consumattori, parte attiva del processo di compravendita: questi devono sapere dove a finire il loro denaro, che viene redistribuito a tutti i soci senza che il consorzio ne tragga alcun profitto». Si tratta di progetti di agricoltura sostenibile come quello della cooperativa Valdibella, aderente ad Addiopizzo e in nome della quale sono intervenuti Valeria Monti e Dunkan Ochek: «Abbiamo iniziato a coltivare in un territorio deserto quale Camporeale e abbiamo dato vita a vigneti per 15 etichette di vini diverse, grani antichi, mandorle: prodotti bio che arrivano al consumatore senza mediazioni». Biologici sono anche i prodotti della cooperativa sociale L’Arcolaio, nata nel carcere di Siracusa nel 2003: «Il sistema penitenziario – denuncia il presidente della coop Giuseppe Pisano – così com’è non funziona: a parte il caso di Catania, le carceri sono sempre dislocate al di fuori delle mura cittadine, i carcerati sono esclusi dalla società. L’articolo 27 della Costituzione impone che la pena sia un percorso rieducativo al fine del reinserimento sociale. Ma come può avvenire se il carcerato è un reietto? L’Arcolaio ha reagito a questa inadempienza offrendo lavoro ai carcerati, dando loro la possibilità di ripensarsi come cittadini una volta scontata la pena e non di nuovo come delinquenti. La nostra impresa sociale, che produce mandorle e altri alimenti, si confronta con il mercato e riavvicina i galeotti alla società». 

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