I mille volti e i mille sapori della “cùddura”, la tipica ciambella siciliana

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Un esempio della poliedricità della regione è dato da questo termine, che indica un alimento diffuso in generale nel Meridione, ma che di condivisa ha solo l’etimologia dal greco, dato che acquisisce significati distinti in base all’area geografica di riferimento

Quando si pensa alle tradizioni siciliane, si ha l’impressione di riuscire a parlarne come se si trattasse di un unicum comune all’intera isola: le Festività dei Morti, il Natale, il Capodanno… Eppure, ciascuna festa, così come ciascuna abitudine folclorica, ha delle caratteristiche diverse che ci si trovi nella provincia di Palermo o di Ragusa, di Enna o di Caltanissetta.

Un esempio eclatante della poliedricità della regione è dato dal termine dialettale cùddura, che di per sé indica un tipo di ciambella diffusa in generale nel Meridione, ma che di condivisa ha solo l’etimologia dal greco κολλύρα (pron. kollýra, cioè pagnotta), dato che acquisisce significati ben distinti in base all’area geografica di riferimento.

A Catania, per esempio, la cùddura cu l’ova (o pani cu’ l’ovu) è un dessert consumato di solito nel periodo pasquale, che si prepara ponendo al centro della forma di pane un uovo sodo cotto al forno. Se ci spostiamo nella provincia di Agrigento, però, e più precisamente nei comuni di San Giovanni Gemini e Cammarata, il cuddurèddu cambia genere grammaticale e diventa un piccolo anello di pane che si prepara per lo più in occasione della festa del patrono San Biagio, celebrata il 3 febbraio.

In provincia di Siracusa, invece, il paese di Palazzolo Acreide associa ‘a cùddura al proprio Santo, ovvero San Paolo Apostolo, e la trasforma in una larga ciambella di grano duro che viene quindi venduta e consumata soprattutto il 29 giugno. Nei pressi di Caltanissetta, a Delia, c’è poi chi la associa al periodo di Carnevale, dove non a caso la cuddirèddra mantiene la tipica forma a coroncina, pur trattandosi stavolta di un dolce fritto.

Il suo sapore zuccherato è tipico anche di Caltagirone (Catania), in cui il cuddurèddu si cucina però nel periodo dicembrino e viene farcito con fichi secchi e mandorle. Nei paesi siracusani di Lentini, Carlentini e Melilli, così come a Ciminna e a Lercara Friddi (Palermo), il cuddurùni a Natale è invece una focaccia salata che si può imbottire con acciughe, broccoli, cipolle, patate, salsiccia o altri condimenti, mentre a Ferla (Siracusa) si frigge e si spolvera con una manciata di zucchero.

Attenzione, quindi, a cosa ordinate – e soprattutto dove! Una ciambella vi sarà di certo servita da chiunque, sul sapore e sugli ingredienti, però, non garantiamo nessuna uniformità in giro per la Sicilia.

 

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