C’è una categoria di negozi, in Sicilia, che è complesso spiegare a chi non è del posto. Ne fanno parte sartorie, vecchie osterie, spezierie, in certi casi perfino panifici e salumerie rustiche, a patto che siano di piccole dimensioni, possibilmente costruite per lo più in legno e portate avanti su conduzione familiare dagli abitanti del posto.

Sono le putìe (o butìe, in base alla zona), bottegucce oggi sempre più rare da trovare nei grandi centri urbani, e che conservano invece la propria identità nei paesi o nei quartieri storici. Lì, sopravvivono in forma di punti vendita d’altri tempi, nei quali l’essenzialità e la veracità la fanno da padrone, spesso associate a un buon bicchiere di vino e a una clientela raccolta e affezionata, che nel proprietario ha un amico e confidente con cui passare il tempo.

Se l’origine di queste piccole attività commerciali è da considerarsi antica e ormai radicata nel territorio, l’etimologia della parola che la designa lo è ancora di più: pare infatti che derivi dal latino apotheca, a sua volta proveniente dal greco αποθήκη (apotheke), ovvero ripostiglio, granaio e più in generale riparo, ricovero.

Il sostantivo composto era stato formato sul verbo apotithemi, il quale significava letteralmente porre da parte: ecco quindi che l’apoteca era, all’epoca, un luogo adibito alla conservazione e alla custodia delle merci, proprio come la biblioteca lo era, per esempio, dei libri.

Con il passare dei secoli, il termine è entrato a far parte della cosiddetta “lingua franca” utilizzata nei diversi porti del Mediterraneo, indicando dapprima gli scaffali sui quali veniva esposta la merce e poi, per sineddoche, i magazzini stessi in cui si poteva reperire.

È in quel periodo che il lemma è diversificato, dando vita al tedesco Apotheke, che oggi vuol dire farmacia, al francese boutique, con cui invece si designa un negozio (nel suo uso in Italia, spesso associato al mondo dell’alta moda) e allo spagnolo bodega (magazzino), nonché a numerosi corrispettivi dialettali. Quanto alla Trinacria, come dicevamo, si è mantenuto fino ai nostri giorni nella sua accezione di deposito, indicando ancora una volta un posto dove le merci non sono solo esposte, ma anche vendute di generazione in generazione.

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