Immaginate di essere in ufficio e di avere un collega che proprio non riesce a evitare di rivolgervi la parola ogni due minuti (un po’ come nel video di Hey mela, virale quasi un decennio fa). O magari di essere in videochiamata e di ricevere continuamente notifiche sul vostro smartphone. O ancora, di provare a dormire nonostante il vostro gatto venga a chiedervi le coccole senza darvi tregua.

In siciliano, per descrivere l’azione fastidiosa e costante compiuta da un maestro del disturbo, esiste un verbo specifico: sconcicàri (o scongicàri, scuncicàri e scungicàri, in base alla zona). Una parola diffusissima in dialetto che riesce a descrivere contemporaneamente la ripetitività e l’intensità di questo gesto, spesso peraltro motivato più dal desiderio di indispettire l’altro che da una reale necessità comunicativa.

Quasi nessuno, infatti, scòncica a tempo pieno senza scusarsi per la noia che sta causando e senza rendersi conto della propria insistenza: gli sconcicàtori, per lo più, sotto sotto capiscono l’irritazione che potrebbe causare, e puntano proprio ad assottigliare un passo dopo l’altro la pazienza del loro interlocutore per ottenere risposte e attenzioni condite da un pizzico di esasperazione.

Per l’etimologia del termine dobbiamo fare riferimento al lemma scunzàri, di cui ci siamo già occupati in precedenza, e che vuol dire proprio scombinare, mettere in disordine, guastare l’armonia. L’origine comune, dopotutto, è il latino comptiare, cioè combinare, riunire, mettere a posto, che se viene preceduto dal prefisso ex- porta a un significato diametralmente opposto.

Nel caso specifico, il disturbo è legato proprio alla rottura di un equilibrio mentale, a uno scompiglio della pace dialogica, e spesso a una sorprendente ostinazione a perseverare. «Se il provocare si tramuta in dileggio, si dice scuncicari, dare la scuncica», scrisse al riguardo lo scrittore Andrea Camilleri nel suo Il gioco della mosca, pubblicato da Sellerio nel 1997, ricordandoci fra l’altro che la scòncica è pure quella di chi corteggia qualcuno fino allo sfinimento.

Si direbbe, insomma, che molti siano i modi per seccare i siciliani: se proprio non riuscirete a evitarlo, è meglio quindi imparare quantomeno a riconoscere le parole con cui commenteranno il vostro comportamento, così da potervi fare perdonare il prima possibile!

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