Lo “spìnnu”: il desiderio che i siciliani hanno imparato dalla Grecia

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Il termine dialettale, come si può ben immaginare, è utilizzato su larga scala ai nostri giorni, e la sua origine è antica almeno quanto i suoi effetti sulla nostra vita quotidiana

La sentite, al di sotto di pensieri e preoccupazioni? Al di là degli svaghi e degli impegni quotidiani? C’è una forza pronta a emergere, in ognuno di noi con un nome e un’entità diversa, ma che essenzialmente potremmo definire come la forza del desiderio. Quella sensazione che ci spinge sempre più in là, sempre più avanti, sempre più vicini. A che cosa? Ma all’oggetto della nostra speranza, naturale. Talvolta con un entusiasmo dirompente, altre volte in maniera più discreta, eppure con una costanza stupefacente.

È questo lo spirito che anima da generazioni i siciliani, una cardacìa (o caldacìa, a seconda delle zone) che è entrata a buon diritto nei vocabolari già secoli fa. E il desiderio in sé, invece, come viene declinato dagli abitanti della Trinacria? Dopotutto, si tratta di un termine che, come si può ben immaginare, è ancora utilizzato su larga scala ai nostri giorni, in particolare per descrivere l’agitazione appassionata dei bambini o un eccitamento totalizzante degli adulti, e la sua origine è antica almeno quanto i suoi effetti sulla nostra vita quotidiana.

Le prime tracce del sostantivo, infatti, risalgono ai tempi dell’antica Grecia, nella cui lingua la parola σπ′ανις (spànis) significava desiderio smodato, incoercibile. Nel passaggio da un’area geografica all’altra e seguendo l’evoluzione di altre parlate, la voce si è trasformata nel siciliano spìnnu, che dopo oltre duemila anni indica ancora la stessa pulsione dell’animo, soprattutto in riferimento a qualcosa di appetitoso da mettere sotto i denti. In ogni caso, di provincia in provincia assume delle sfumature d’uso diverse e finisce spesso per applicarsi ai contesti più svariati, con il beneplacito dei dizionari etimologici.

Non si tratterà forse della storia linguistica più curiosa alla base del dialetto siculo, eppure costituisce un’interessante e certa testimonianza della forte influenza esercitata dalla presenza greca in Sicilia, pur considerando le dominazioni successive e il contatto della popolazione con mentalità molto lontane tra loro. Esiste un fil rouge che collega da tempo immemorabile l’isola ad Atene e, se a tratti sembra scomparire sotto il peso del tempo, in certe occasioni riemerge in tutto il suo splendore in lemmi afferenti al caleidoscopio delle emozioni umane.

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