Solo i rapporti umani autentici ci sottraggono alla disperazione
Questo contributo è parte di un dibattito scaturito dalla pubblicazione di una lettera aperta del rettore dell’Università di Catania, all’indomani di un tragico evento che ha coinvolto uno studente dell’Ateneo. In questo 2020 i più fragili tra di noi, dentro e fuori il contesto universitario, rischiano di perdere la speranza nel futuro. Da dove ripartire?
I lettori possono intervenire con le loro lettere, che verranno pubblicate sul nostro sito, inviandole all’indirizzo redazione@sicilianpost.it
Desidero esprimere in primo luogo tutta la vicinanza alla famiglia dello studente scomparso. Chi scrive è studente, lavoratore, marito e padre. E domani si laureerà a trentotto anni in Lettere, dopo anni di sacrifici e momenti della vita davvero complicati in cui il buio assaliva l’anima fino a divorarla nelle sue disperate tenebre.
È vero, solo dentro una proposta positiva, per richiamare le parole del nostro Magnifico Rettore, la persona può rinascere, risollevare lo sguardo, ricominciare a vivere, a costruire per sé e per il mondo. Pertanto sposo in pieno la provocazione lanciata dalla vostra rivista, nel senso letterale del termine, che ci obbliga ad “uscir fuori” e a rispondere al fondo della questione.
Provo a rispondere per esperienza personale: solo dentro un rapporto umano serio, con un’ipotesi positiva sulla realtà, l’uomo può svegliarsi ogni mattina scoprendo dentro al cuore il desiderio di non sprecare nulla della realtà che ci è data. Agevolare e sostenere questi rapporti è il passo richiesto non soltanto all’Università e ai suoi appassionati docenti, ma innanzitutto costituisce quel compito a cui tutti noi in prima persona non possiamo sottrarci. Attivare la responsabilità dentro il pezzetto di realtà a cui siamo chiamati a rispondere attraverso il lavoro, lo studio e le relazioni umane.
È un tentativo, un piccolo ma fondamentale passo per affrontare a viso aperto e con “spalle larghe” questo momento storico particolarmente impegnativo per tutti.
Il dibattito:
La fragilità al tempo della pandemia e la lettera aperta del rettore Priolo
Lorenzo Rapisarda: solo i rapporti umani autentici ci sottraggono alla disperazione
Elena Ardita: Saper condividere può fare la differenza: solo così nessuno rimarrà indietro
Giuseppe Di Fazio: Insegnare non basta, dobbiamo prenderci cura dei nostri studenti
Alfonso Ruggiero: Vivere l’istante per costruire il futuro: la grande scommessa a cui siamo chiamati
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