Le “’nfigghiulàte”, la ricetta siracusana tipica delle sagre e delle feste

Ora che comincia il periodo dell’Avvento, è tradizione nelle famiglie siciliane iniziare a ragionare sul famigerato menù delle feste natalizie, che in base alla zona può prevedere piatti più o meno elaborati, a base di carne o di pesce, di verdure o di ogni sorta di dessert.

Fra questi, senza dubbio i più famosi sono la cùddura, lo zùzzu e e il cucciddàtu, insieme naturalmente a specialità intramontabili come l’aggrassàtu, il màccu, il falso magro, gli arancini per chi predilige lo street food e, fra i dolci, la cubàita e la celeberrima cassata. Ma, accanto ai piatti più famosi, con l’arrivo di dicembre – e, più in generale, dell’inverno –, ci sono altre pietanze forse meno famose che si cucinano volentieri nella Trinacria, fra le quali spiccano le ‘nfigghiulàte.

Tipiche della valle del Belice, e più nello specifico della cittadina di Sortino (in provincia di Siracusa), le ‘nfigghiulàte sono molto apprezzate durante le sagre di paese e le festività, e a prima vista potrebbero sembrare simili a delle piccole focacce o a delle roselline, anche se la loro preparazione è un po’ diversa.

L’ingrediente caratteristico di questa ricetta è infatti la mentuccia, conosciuta anche come nipitella, che conferisce al piatto una farcitura particolarmente aromatizzata, a cui vanno aggiunte di solito salsiccia e caciocavallo, ma anche olive, ricotta, peperoncino e naturalmente un po’ di cipolla, in base ai gusti e alle preferenze di chi la mangerà.

Se vi state chiedendo come mai questo prodotto da forno abbia un nome così insolito, ecco la risposta: il nome, come spesso accade nella gastronomia sicula, deriva dalla modalità stessa di preparazione, ovvero dall’atto di arrotolare l’impasto dopo averlo condito, per poi tagliarlo e consumarlo caldo una volta pronto.

‘Nfigghiulàri, infatti, in dialetto significa proprio arrotolare, attraverso un procedimento ben preciso che ancora oggi si tramanda di generazione in generazione per dare vita a una pietanza succulenta e apprezzata da grandi e piccini, che durante le tavolate di Natale non può che mettere d’accordo tutta la famiglia.

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Traduttrice di formazione, nonché editor, correttrice di bozze e ghostwriter, Eva Luna Mascolino (Catania, 28 anni) ha vinto il Campiello Giovani 2015 con il racconto "Je suis Charlie" (edito da Divergenze), tiene da anni corsi di scrittura, lingue e traduzione, e collabora con concorsi, festival e riviste. Ha conseguito il master in editoria di Fondazione Mondadori, AIE e la Statale di Milano, e ora è redattrice culturale - oltre che per Sicilian Post - per le testate ilLibraio.it e Harper’s Bazaar Italia. Lettrice editoriale per Salani, Garzanti e Mondadori, nella litweb ha pubblicato inoltre più di 50 racconti.

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